1.317. Questo è il numero di persone migranti morte nel tentativo di raggiungere le coste spagnole. Lo fa sapere il collettivo Caminando Fronteras che il 10 giugno ha diffuso i dati sulle tragedie in mare avvenute nei primi cinque mesi di quest’anno. Si tratta di una media di 8 decessi al giorno. Nello stesso periodo, 27 imbarcazioni sono scomparse con tutte le persone a bordo. La rotta algerina ha raggiunto per la prima volta le 507 vittime.
«I cinque mesi documentati in questo rapporto rivelano cifre che nessuna democrazia dovrebbe poter accettare come normali», ha detto Helena Maleno Garzón, fondatrice e coordinatrice di Caminando Fronteras. Secondo l’attivista, la riduzione degli arrivi sulle coste spagnole non va interpretata come un indicatore di successo nella tutela della vita umana. «Essa esemplifica politiche che hanno scelto di misurare i propri risultati impedendo alle persone di raggiungere il proprio territorio, ignorando coloro che non sopravvivono», ha aggiunto.
Meno arrivi, stessa pericolosità
Maleno Garzón si riferisce alle 10.224 persone arrivate in Spagna nei primi cinque mesi del 2026, contro le 15.769 dell’anno scorso, nello stesso periodo. Si tratta di un calo degli arrivi pari al 35%. Ai dati del Viminale spagnolo si affiancano quelli del monitoraggio condotto dall’Osservatorio dei diritti umani del collettivo, dai quali emerge una diminuzione delle vittime rispetto al periodo compreso tra gennaio e maggio del 2025, quando persero la vita 1.865 persone. Una riduzione ancora più sensibile se si confronta con i dati del 2024, anno in cui si erano registrati ben 5.054 decessi.
Nonostante il calo delle morti in mare, i dati continuano a raccontare una traversata estremamente pericolosa. Tra i fattori che contribuiscono alla letalità delle rotte che collegano l’Africa alla Spagna figurano l’inerzia nel mobilitare risorse aeree e navali per la ricerca e il soccorso, nonché la mancanza di coordinamento tra i paesi coinvolti. A questi si somma la precarietà delle imbarcazioni: spesso le persone migranti affrontano il viaggio a bordo di piroghe, le tradizionali barche da pesca diffuse nei paesi dell’Africa occidentale.
La rotta atlantica
Sono le stesse utilizzate per attraversare la rotta atlantica, che continua a distinguersi per la sua elevata mortalità: tra gennaio e il 31 maggio, ci sono state 635 vittime. Secondo Caminando Fronteras, sebbene il numero degli arrivi alle Canarie sia diminuito del 72,1%, la pericolosità della traversata è aumentata: «nel 2025, per ogni 100 persone arrivate, ne morivano circa 14. Nel 2026, questa cifra è salita a 21».
Questo perché la rotta atlantica si sta spostando sempre più a sud: nei primi mesi dell’anno, la maggior parte delle imbarcazioni proveniva infatti dal Gambia. Il collettivo segnala, inoltre, una ripresa delle partenze sui gommoni dalla fascia costiera tra il Marocco e il Sahara Occidentale, in particolare tra Agadir e Dakhla.
Record di vittime sulla rotta algerina
Rispetto allo stesso periodo del 2025, le tragedie lungo la rotta algerina sono aumentate del 54,6%. Con più di 500 persone morte, si stima un decesso ogni sette ore lungo questo percorso. Nel monitoraggio si segnala che il persistente fenomeno del ritrovamento dei corpi senza vita lascia supporre che i naufragi siano avvenuti al largo delle isole Baleari. Ciò dimostra, ancora una volta, che le risposte alle richieste di soccorso siano tardive e irregolari.
L’assenza di protocolli operativi congiunti tra Spagna e Algeria fa sì che i numerosi casi di persone migranti scomparse restino dunque nell’ombra. Sul punto, l’incontro ad Algeri dello scorso ottobre tra il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska Gómez e l’omologo algerino Saïd Sayoud mirava, tra le altre cose, a istituire un meccanismo per lo scambio e il confronto delle impronte digitali e dei dati biometrici dei cittadini algerini deceduti durante la traversata. Ad oggi, però, non sembra che ci siano stati sviluppi concreti in questa direzione.
La rotta dello Stretto di Gibilterra e del Mar di Alborán
Infine, ci sono le rotte dello Stretto di Gibilterra e del Mare di Alborán. Secondo il monitoraggio, c’è stato quasi un raddoppio delle vittime che tentavano di attraversare lo Stretto. Si è registrato un aumento dei decessi pari al 90,4%, passando da 52 a 99 morti.
Lungo la traversata del Mare di Alborán, che collega soprattutto le coste settentrionali del Marocco con le coste dell’Andalusia, sono state documentate sette tragedie che hanno causato 28 morti. Nel 2025, erano state tre le vittime. Nel conteggio rientrano anche le persone che hanno tentato di raggiungere a nuoto Melilla, exclave spagnola al confine con il Marocco.
Le tragedie non si esauriscono però in mare. A Ceuta, altra exclave spagnola, sarebbero morte 48 persone a causa delle cadute dalla barriera di recinzione e delle violenze degli agenti deputati al controllo migratorio. Il collettivo sottolinea che è dal Massacro di Melilla del 2022 che non si registrava un numero così elevato di vittime nelle aree terrestri della frontiera euro-africana occidentale.