Migranti: la tortura strutturale nella rotta mediterranea - Nigrizia
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"Disumani": il report di Medici senza Frontiere nella Giornata internazionale a sostegno delle vittime
Migranti: la tortura strutturale nella rotta mediterranea
26 Giugno 2025
Articolo di Redazione
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Nella rotta migratoria che attraversa il Mediterraneo c’è “un elemento strutturale”: la tortura. Lo afferma il rapporto Disumani, pubblicato da Medici senza Frontiere in occasione del 26 giugno, data in cui si celebra la Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 12 dicembre 1997.

Il report, che nasce da un progetto palermitano, che tra gennaio 2023 e febbraio 2025 ha preso in carico 160 persone provenienti da venti paesi differenti, racconta di come la tortura sia prassi, subita soprattutto da giovani uomini (l’età media è 25 anni).

Uomini, ma anche donne, per l’80% vittime di uno o più episodi di violenza sessuale, transitati e torturati per oltre la metà dei casi ascoltati da MSF in Libia (il 60%), per un terzo (36,5%) invece in altri nove stati considerati dall’Italia – il rapporto lo specifica – “paesi sicuri” per il rimpatrio: Algeria, Bangladesh, Costa d’Avorio, Egitto, Gambia, Ghana, Marocco, Tunisia e Senegal.

Il rapporto, mettendo a confronto i dati raccolti nel 2023 e nel 2024, registra un aumento di casi di tortura in Tunisia e Algeria (rispettivamente dall’11% al 24% e dal 3% al 15%), e sottolinea come vi siano testimonianze (il 2% dei pazienti) di persone che hanno raccontato di aver subito torture anche nei paesi di arrivo, tra questi l’Italia.

“Percosse, frustate, bruciature, rimozione delle unghie, folgorazioni, soffocamento” che lasciano segni visibili sul corpo e profondi nella psiche. Non a caso, il 67% delle persone migranti prese in carico da MSF presenta sintomi da stress post-traumatico. Eppure (e questo è un dato di scoramento) solo il 22% ha ottenuto lo status di rifugiato e soltanto il 5% quello di protezione sussidiaria.

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