Pressione su europarlamentari
Il prossimo 20 maggio, il Parlamento europeo vota la legge sull’importazione di minerali provenienti da zone di conflitto. Un cartello di associazioni della società civile europea chiede una legge che risolva davvero il problema.

L’Europa può fare sul serio e dotarsi di una legge che spezzi davvero il legame tra i commercio illegale di risorse naturali e i conflitti. Ma per farlo c’è bisogno che la società civile si mobiliti. Per questo, in vista del voto parlamentare del 20 maggio, varie associazioni (tra cui Misereor, Eurac, Diakonia, Jesuit european social centre, Focsiv, Cidse, Rete per la pace in Congo) hanno lanciato una campagna.

Si tratta di indirizzare – da oggi fino al 20 maggio – un appello ai 358 eurodeputati dei tre principali gruppi parlamentari: il Partito popolare europeo (Ppe, Cristiano democratici), Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (Alde) e Conservatori e Riformisti europei (Ecr). Questi gruppi, il 14 aprile scorso, durante l’ultimo incontro della Commissione per il commercio internazionale (Inta), hanno bloccato le proposte provenienti dalla società civile.

Secondo le associazioni della società civile, affinché tale legge contribuisca realmente a rompere il legame esistente tra il commercio illegale delle risorse naturali e i conflitti, essa dovrebbe essere applicata in maniera obbligatoria, e non volontaria, a tutte le risorse naturali ed estesa a tutte le imprese europee che introducono sul mercato europeo prodotti contenenti minerali estratti in zone di conflitto.

Per aderire all’iniziativa: http://www.justicepaix.be/minerali-di-conflitto/. Basta scrivere il proprio nome, cognome e nazione, poi inviare. Attendere un momento e apparirà la dicitura: “L’e-mail è stata inviata con successo”.