La chiesa al WSF
Nel contesti del Forum si è discusso anche dell’attività del Network Africa-Europa, Fede e Giustizia, che riunisce 48 istituti religiosi e missionari

Al Forum sociale mondiale si è tenuto un panel su Network Africa-Europa, Fede e Giustizia (Aefjn). Presenti più di un centinaio di religiosi e religiose, in preponderanza senegalesi e africani, per uno scambio di opinioni intorno a finalità, struttura e collaborazione di Aefjn.

Nata sotto la spinta di Afjn (Network Africa, Fede e Giustizia), un’organizzazione non governativa accreditata al Parlamento americano, Aefjn è accreditata al Parlamento europeo e riunisce 48 istituti missionari e religiosi che insieme sommano circo 50.000 membri attivi, la maggior parte dei quali lavora in Africa.

Il lavoro di advocacy di Aefjn, nel programma di lavoro per il triennio 2010-2012, ruota intorno a sei temi principali: sovranità alimentare, responsabilità corporativa delle imprese, diritto a medicine di qualità, controllo delle armi leggere, accordi equi di partenariato economico, cambiamenti climatici.

Si è partiti con l’analisi dell’attività delle Antenne di Aefjn presenti in una decina di paesi europei. Queste Antenne hanno tre linee di attività: l’informazione che mira a smascherare le troppe legittimità artificiali di operazioni economiche che in realtà sono la nuova schiavitù ai danni dell’Africa; la motivazione fondamentali per cui religiosi e religiose s’impegnano in questo lavoro di Giustizia e Pace a partire dalla loro fede e dalla più genuina spiritualità evangelica; l’advocacy, cioè tutto il lavoro di pressione e stimolo portato ai più alti livelli delle organizzazioni europee per garantire i diritti dell’Africa nei rapporti economici con l’Europa.

Il dibattito, partecipato e vivace, ha visto intervenire religiosi provenienti da una dozzina di paesi africani e si è soffermato soprattutto sull’importanza di un’informazione veritiera, sulla necessità di lavorare in rete, sull’importanza della formazione e sul legame profondo fra giustizia e fede.

Una altro tema affrontato è stato quello all’acquisto indiscriminato (landgrabbing) di vasti territori africani da parte di multinazionali per la coltivazione di prodotti alimentari da esportazione e per la produzione di carburanti.

Si è discusso anche dell’Aefjn, puntualizzando spazi di azione e di collaborazione. È stata rilevata la necessità di formare i missionari ad una comprensione del lavoro di Giustizia e Pace, che non si esprime in manifestazioni di strada o in proteste folcloristiche, ma è profondamente radicato nella fede e nei valori del Vangelo. Ancor più importane dev’essere l’impegno di formazione delle persone ai loro diritti e doveri: le istituzioni mondiali non si muoveranno sulla strada della giustizia e dei rapporti economici equi se non si sentono obbligate dalla loro base elettorale e dai popoli. L’esempio dell’Egitto, della Tunisia, del Sud Sudan risuonano troppo forti per essere dimenticati.

Il Foro sociale mondiale è l’ambiente ideale per costruire ponti fra questo movimento di chiesa e la società civile. Come diceva il cadinal Sarr nella sua omelia di apertura, dobbiamo portare alla società civile «il sapore di Dio». È però necessario anche che l’annuncio evangelico delle beatitudini, come nuova normativa di vita cristiana, penetri gli spazi un po’ o molto anchilosati delle strutture ecclesiastiche e delle comunità religiose.