INCONTRI E VOLTI – NOVEMBRE 2017
Alex Zanotelli

È stato un buon inizio il festival della missione che si è tenuto a Brescia lo scorso ottobre (12-15). Intitolato Mission is possible, ha visto la collaborazione tra gli istituti missionari italiani e Missio, l’organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana.

Riconosco che ero un po’ perplesso perché non riuscivo a comprendere che cosa saremmo riusciti a dire della missione. Poi vi ho preso parte e ho apprezzato ciò che è stato fatto. Sono particolarmente felice per gli istituti missionari che si stanno molto indebolendo in Italia. È positivo che si siano messi insieme, facciano sentire la loro voce e trovino le motivazioni per far fronte alla difficile sfida che questa epoca pone al mondo missionario.

L’evento ha avuto un esito significativo per due fattori fondamentali. Il primo è che il centro missionario diocesano e la diocesi di Brescia hanno assunto il festival sul piano della progettazione e della organizzazione, dedicandovi un anno di lavoro. Il secondo è la collaborazione piena e fattiva dell’amministrazione comunale.

La gente ha risposto bene: si stima che 15mila persone abbiano seguito le giornate del festival.

Una cosa bella che ha caratterizzato questo evento missionario sono state le voci significative e le testimonianze che sono state apprezzate da una vasta platea. Voci che sono arrivate “da fuori”. Alejandro Solalinde, prete messicano che lotta contro i trafficanti di droga e di migranti, e che per questa ragione è nel mirino dei narcos: ha colpito la sua chiarezza di analisi, e la semplicità e serenità nell’affrontare le minacce quotidiane.

Ha portato poi la sua testimonianza Rosemary Nyirumbe, religiosa ugandese della congregazione delle suore del Sacro Cuore di Gesù, che sta lavorando per reintegrare nella società bambini e soprattutto bambine rapiti dai miliziani dell’Esercito di resistenza del signore (Lra, che agisce sui confini tra Uganda, Sud Sudan e Rd Congo) e fatti diventare dei soldati. Molte ragazzine sono accolte, alfabetizzate, avviate al lavoro: riacquistano così la loro dignità.

Assai significative anche le voci di migranti. Come quella dell’afgano Alì Ehsani che con una forza straordinaria ha parlato delle propria esperienza; e la vicenda dolorosa di Blessing Okoedion, giovane nigeriana che ha trovato una via di riscatto dopo essere finita nelle mani di trafficanti di persone che l’hanno portata in Italia e indotta a prostituirsi. Ho apprezzato la serata dedicata la volto femminile della missione, con gli interventi tra gli altri di suor Angela Bertelli, missionaria saveriana in Thailandia, e di suor Elisa Kidanè, comboniana.

Meno riuscita l’organizzazione della messa dell’invio, dove è stato consegnato il crocifisso ai partenti. Non è stata una messa missionaria, con strumenti e canti specifici, e molti se ne sono lamentati. Bisognava far sentire la bellezza di una celebrazione liturgica missionaria.

Guardando al futuro, va chiarito che cosa significa fare missione oggi. Per me è anche visitare i carcerati, i centri dove sono tenuti i migranti, i senza fissa dimora. Gli ultimi che vivono su un territorio. E missione è accogliere le ricchezze, teologiche e liturgiche, che ci vengono dalle Chiese del sud del mondo.

Missio

Ha lo scopo di sostenere e promuovere la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana, con particolare attenzione alla missio ad gentes e alle iniziative di animazione, formazione e cooperazione tra le Chiese.

 

Migranti

La testimonianza di Alì Ehsani è raccolta nel libro Stanotte guardiamo le stelle (Feltrinelli). Quelle di Blessing Okoedion nel testo Il coraggio della libertà (Paoline).