Gli Scheut e l’andare verso i non cristiani

Nata in Belgio nel 1862, la congregazione del Cuore immacolato di Maria (chiamati Scheut dalla città del fondatore) sarebbe rimasta esclusivamente europea. Ma ha prevalso la determinazione di un gruppo di candidati del sud del mondo: oggi si contano 18 nazionalità che operano in vari continenti.

A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, la vastità e la natura dei cambiamenti fanno pensare che non si vive più in un’epoca di cambiamenti, ma che si sta vivendo un cambiamento d’epoca. Epoca caratterizzata dalla mondializzazione. La vita sociopolitica è sempre più sottomessa all’influenza di fattori economici mondiali. Sostenuti dalle istituzioni monetarie internazionali, i mercati finanziari danno il tono e tentano di imporre una omogeneizzazione del mondo mentre garantiscono la libertà del commercio, una sfrenata concorrenza e la privatizzazione generalizzata. Questo modello è tuttavia rifiutato non solo dai sindacati e dalla società civile, ma anche da studiosi, uomini politici ed esperti finanziari che propongono, invece, una mondializzazione a partire dal basso, rispettosa dell’identità culturale dei popoli interessati.

Nel quadro di questa mondializzazione dal basso, anche la missione si rinnova: si moltiplicano le forme di annuncio e le teologie contestuali. La missione è vista come un dialogo a livelli diversi: con i poveri, le religioni, le culture. Il missionario non è partner in questo dialogo, ma lo facilita, quasi un catalizzatore. I partner del dialogo sono Cristo e il gruppo umano in cui è inculturato. Il missionario facilita e accompagna questo processo. Rende possibile l’incontro iniziale, assistendo alla nascita di nuove comunità cristiane. Le accompagna nella loro fioritura locale e nel loro cammino verso la comunione con la Chiesa universale. In questo processo, la giovane comunità si nutre delle ricchezze della propria tradizione religiosa e si trasforma dall’interno grazie alla sua apertura al vangelo. Raggiunto un certo grado di maturità, questa nuova entità diventa a sua volta missionaria e aiuta la Chiesa universale ad arricchire le sue espressioni simboliche e a riscoprire, sotto una nuova angolatura, il messaggio ricevuto dal Signore.

È allora che la congregazione dei missionari di Scheut diventa realmente multiculturale, e questo per iniziativa dei membri asiatici e africani. All’inizio degli anni Settanta, infatti, le alcune decine di membri congolesi e filippini erano stati invitati a lasciare la congregazione per incardinarsi in una diocesi o entrare in un istituto nazionale. Si rifiutarono di farlo, e così nel 1972 il noviziato in Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo), chiuso dopo l’indipendenza, venne riaperto a Mbudi. Uno dei primi membri congolesi divenne padre maestro dei novizi. Il noviziato a Manila (Filippine) continuava la sua attività e altri vennero aperti a Makassar (Indonesia) e a Port-au-Prince (Haiti). La loro “testardaggine” ha portato frutto, dato che nel 2013 i membri originari d’Africa, Asia e Americhe sono più numerosi dei membri europei in gran parte pensionati… (…)

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