Le esperienze di peacekeeping

In dieci anni l’Unione africana è intervenuta in Burundi, Sudan, Somalia, Comore, Sud Sudan, Guinea-Bissau, Mali. Per mantenere la pace. Spesso senza un mandato chiaro. Problematico il raccordo con le organizzazioni regionali.

Il 2003 è l’anno in cui la nuova dottrina “interventista” dell’Ua trova una prima applicazione: un contingente militare è inviato in Burundi per svolgervi azioni di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco, nonché di peacekeeping (mantenimento della pace) e umanitarie. La missione Amib, in gran parte composta da forze sudafricane, resta sul terreno fino a maggio 2004, quando subentrano le Nazioni Unite con la missione Onub. L’Ua ritornerà in Burundi nel 2007, rilevando le Nazioni Unite, per sorvegliare l’attuazione dell’accordo di pace di Dar es Salaam del 2006: anche in questo caso, il grosso del contingente è fornito dal Sudafrica. L’esperienza, per quanto limitata e gestita senza un alto tasso di multilateralismo, risulta promettente. Ben più complessa è l’operazione dell’anno successivo.

Del 2004 è il primo dispiegamento di una missione di monitoraggio dell’Ua in Darfur (Sudan). I primi 100 osservatori diventeranno, nel 2005, circa 7000 effettivi, con compiti di peacekeeping, disarmo dei janjaweed e protezione dei civili. Il mandato – modificato più volte dal Consiglio di pace e sicurezza dell’Ua – è però ambiguo. I soldati dell’Ua inviati in Darfur con l’operazione Amis possono sì difendere i civili minacciati da milizie o forze armate sudanesi, ma solo se già si trovano fisicamente nel luogo dell’attacco: un’interpretazione stretta del mandato impedisce loro di spostarsi sul luogo in cui dei civili sono massacrati, perché la protezione dei civili resta responsabilità dello stato…! (Questo riferimento al ruolo protettivo dello stato verrà peraltro cancellata nel 2006).

Nel 2007 la missione Amis sarà rafforzata con forze messe a disposizione dalle Nazioni Unite. Nasce così la missione ibrida Unamid che ha oggi circa 17.000 militari e quasi 5000 agenti. Inoltre, ai confini tra Sudan e Sud Sudan opera dal 2011 anche la missione Unifsa (UN interim security force for Abyei), mentre in Sud Sudan è attiva, sempre dal 2011, la missione Unmiss (UN mission in the Republic of South Sudan).

Nel 2007 l’Ua dà il via alla missione Amisom in Somalia, attuata nel quadro del capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite (capitolo che riguarda la collaborazione tra Consiglio di sicurezza e organizzazioni regionali). Amisom ha attualmente circa 17.000 effettivi (di cui 500 poliziotti circa) e si caratterizza anche per una significativa componente umanitaria. L’Ua ha recentemente chiesto all’Onu l’autorizzazione ad aumentare il numero degli effettivi a circa 22.000, anche con l’istituzione di una componente navale. La missione in Somalia è sostenuta soprattutto da militari di Uganda, Kenya e Burundi. Da notare che Amisom è sorta in continuità con una precedente missione di monitoraggio creata dall’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad), una delle organizzazioni subcontinentali africane, costituita da Kenya, Uganda, Etiopia, Gibuti, Somalia, Sudan e Sud Sudan (l’Eritrea è sospesa dal 2007). (…)

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