Utilizzare l’arte della fotografia per entrare in sintonia con la spiritualità. Spingere l’obiettivo a fondo, fin dentro chiese scavate nella roccia, per scoprire che anche lì, nel profondo della terra, la fede può far brillare ogni cosa. C’è la sacralità dei piccoli gesti, il silenzio e la riflessione e poi, d’improvviso, colori, lampi di folgorazione e canti in Misticismo copto, volume fotografico frutto di un reportage realizzato da Cristina Garzone nel 2014 a Lalibela, nella parte settentrionale dell’Etiopia.

Esperta fotografa giramondo, l’autrice porta avanti da anni un lavoro di ricerca visiva borderline, lontano dai riflettori dei media. Un percorso fatto, però, di tecnica sopraffina e di scoperta dell’autenticità dei luoghi visitati, che nell’aprile scorso è stato premiato con l’assegnazione alla Garzone del titolo di Maitre de la Fédération Internationale de l’Art Photographique.

È la prima donna italiana a riceverlo. Tra gli interventi che accompagnano gli oltre cento scatti che animano questo volume, c’è anche quello di Derres Araia, segretario della diocesi Ortodossa Eritrea in Italia. «Come in un quadro d’autore – scrive – con la sua inesauribile e straordinaria capacità fotografica Cristina delinea i chiaroscuri delle parti più intime e segrete dell’anima in un rito, quello copto tewahedo, dalle origini antichissime e con forti tratti ebraici, che testimonia una stupefacente cristianità in terra d’Africa». Non resta che spalancare gli occhi. Benvenuti a Lalibela. (R. B.)

(Volume autoprodotto. Per informazioni: garzonecristina@gmail.com)