Dove finiscono i milioni "Mondiali" dell'Africa? - Nigrizia
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L’opaco percorso dei premi FIFA destinati alle federazioni africane
Dove finiscono i milioni “Mondiali” dell’Africa?
Dalle casse di Zurigo alle federazioni: premi record, controlli diseguali e una domanda ancora senza risposta pubblica. Quanto resterà davvero al calcio africano?
14 Luglio 2026
Articolo di Vincenzo Lacerenza
Tempo di lettura 5 minuti

Il Mondiale per loro è finito sul campo, ma per le federazioni africane comincia un’altra partita: quella dei bonifici. La FIFA ha portato a 871 milioni di dollari la distribuzione complessiva alle 48 nazionali. Ogni qualificata ha diritto ad almeno 10 milioni per la partecipazione e a 2,5 milioni per la preparazione; il premio sportivo sale a 11 milioni per chi esce ai sedicesimi, 15 per gli ottavi e 19 per i quarti.

Al 6 luglio, facendo i conti sui risultati già acquisiti, le dieci federazioni africane hanno maturato almeno 146 milioni di dollari, esclusi rimborsi e contributi logistici. Il Marocco, arrivato ai quarti, è a quota minima 21,5 milioni; l’Egitto, agli ottavi, a 17,5.

Gianni Infantino presenta il flusso come redistribuzione: «Le risorse della FIFA vengono reinvestite nel calcio». Ma la domanda investigativa è più precisa: reinvestite dove, da chi e con quali vincoli?

Nella decisione pubblicata dalla FIFA il 28 aprile non compare una percentuale obbligatoria per vivai, calcio femminile, campionati locali o campi di periferia. Il denaro arriva alle federazioni, che stabiliscono bonus, spese e investimenti.

Diverso è il Club Benefits Programme: altri 355 milioni sono destinati ai club che hanno liberato calciatori per le qualificazioni e la fase finale. È un riconoscimento importante, ma premia chi ha già prodotto un nazionale; non garantisce che un’accademia rurale, una squadra femminile o una scuola calcio senza rappresentanti al torneo ricevano qualcosa.

Il confronto più istruttivo è con FIFA Forward. Nel ciclo 2023-2026 ogni associazione può ottenere fino a 8 milioni di dollari, ma dentro un sistema di obiettivi concordati, controlli sui progetti, approvazione FIFA sopra i 300mila dollari e revisioni finanziarie indipendenti. Le regole chiedono documentazione delle spese, vietano l’uso del contante e vincolano i fondi alle finalità approvate.

Il minimo garantito da una sola partecipazione mondiale – 12,5 milioni – supera quindi del 56% l’intero plafond quadriennale di Forward. È il paradosso: il denaro più abbondante arriva attraverso il canale meno esplicitamente vincolato allo sviluppo.

La memoria consiglia prudenza. Nel 2014 il Ghana fece volare in Brasile un aereo con 3 milioni di dollari in contanti per placare la protesta dei giocatori sui bonus. L’allora presidente federale Kwesi Nyantakyi difese l’operazione: «Nel 2006 fu adottata la stessa pratica. Nel 2010 il contante fu portato dal Ghana in Sudafrica: questa è la prassi».

Dopo lo scandalo ammise però che il sistema non era sostenibile e che bisognava firmare contratti con modalità di pagamento chiare. Dodici anni dopo, la questione non è se i calciatori debbano essere pagati, ma se accordi, cifre e scadenze siano pubblici prima del torneo, non negoziati quando lo spogliatoio minaccia di fermarsi.

Anche il Senegal mostra quanto rapidamente un risultato sportivo possa trasformarsi in distribuzione politica. Dopo la finale della Coppa d’Africa, il presidente Bassirou Diomaye Faye annunciò 75 milioni di franchi CFA e terreni per ciascuno dei 28 giocatori: 2,1 miliardi di CFA, circa 3,7 milioni di dollari. Ai membri della federazione furono promessi 50 milioni di CFA e appezzamenti; ai componenti della delegazione 20 milioni.

Non è una prova di irregolarità. È però la dimostrazione che, senza un piano preventivo, il premio può essere assorbito da gratifiche decise al vertice prima di raggiungere campi, allenatori e tornei giovanili.

Esistono modelli differenti. A Capo Verde i fondi Forward hanno finanziato campi sintetici, la ristrutturazione dello stadio Adérito Sena e l’ammodernamento della sede e del centro tecnico federale. Dopo lo storico accesso ai sedicesimi, la federazione capoverdiana ha maturato almeno 13,5 milioni: più di quanto Forward possa assegnarle in quattro anni.

Il commissario tecnico Bubista ha detto che il paese è «piccolo solo sulla carta». La vera misura di quella grandezza sarà verificare se il premio produrrà un campionato giovanile stabile tra le isole, trasporti per le squadre femminili e impianti utilizzabili tutto l’anno.

Il Marocco parte da una struttura più solida. Dal 2024 il gruppo statale OCP finanzia con la federazione un fondo nazionale per la formazione, dentro una strategia avviata nel 2009 su accademie, tecnici e infrastrutture.

Hicham El Habti, dirigente dell’ecosistema OCP, parla di «un enorme investimento nei campi di allenamento». Qui il denaro mondiale può aggiungersi a un progetto già definito; altrove rischia di sostituirlo. È la differenza tra un premio che finanzia una politica e un premio che diventa la politica.

Patrice Motsepe, numero uno della CAF e patron dei Mamelodi Sundowns, sostiene che gli investimenti africani in giovani, allenatori, leghe e infrastrutture «stanno dando frutti», portando a compimento la mission governativa della CAF. Per provarlo non bastano, però, nove nazionali su dieci nella fase a eliminazione diretta. Servono conti leggibili.

Ogni federazione dovrebbe pubblicare, entro novanta giorni dal pagamento FIFA, cinque dati: somma lorda e netta ricevuta; costi della spedizione; bonus a giocatori e dirigenti; progetti finanziati con importi e appalti; quota destinata a calcio femminile, vivai e club di base.

Il vero risultato del Mondiale non si misurerà soltanto nei turni superati. Si vedrà tra qualche anno, contando quanti campi sono aperti, quante ragazze giocano e quanti milioni sono ancora rintracciabili.

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