La reazione dell’alto prelato
Il vicario apostolico di Tripoli, ha chiesto al governo italiano di rivedere la decisione di partecipare ai bombardamenti in Libia. «Meglio un’azione diplomatica». Anche perché «è pressoché impossibile individuare e colpire Gheddafi».

Venuto a conoscenza della decisione presa dal governo italiano di partecipare ai bombardamenti nella missione della Nato in Libia, dopo una conversazione telefonica del primo ministro Silvio Berlusconi con il presidente americano Barack Obama, mons. Giovanni Martinelli (nella foto) ha commentato: «Sarebbe la rovina».

Il prefetto apostolico di Tripoli si è subito rivolto al presidente del consiglio italiano con un appello: «Riveda questa decisione e avvii un’azione diplomatica». Facendo notare, tra l’altro, che «è pressoché impossibile individuare e colpire Muammar Gheddafi, il cui regime è obiettivo della missione sotto ombrello Nato».

Il vescovo ha tenuto a chiarire: «Non parlo da politico. Parlo mosso dalla sensibilità. Io guardo i fatti: nelle ultime ore c’è stato un raid sugli edifici che ospitavano uffici di Gheddafi. Ma lui non era lì».
Rivolgendosi all’Italia, mons. Martinelli ha aggiunto: «L’Italia dica “ci siamo sbagliati” e abbandoni questa strada, che offende la dignità dell’uomo e va contro quanto auspicato, anche nelle ultime ore, da Benedetto XVI. Non c’è solo la forza: rinsavite!».

Dopo aver ricordato quanto «l’Italia sia stata amica della Libia e quanto Berlusconi si sia speso, in passato, per un dialogo con Tripoli», il prelato si è detto convinto che ci siano ancora «spazi per un’azione diplomatica». Il suo commento finale: «Raid aerei con “precisione chirurgica” non sono realmente possibili».