La chiesa non tace
L’arcivescovo di Kinshasa (Rd Congo) ha preso posizione contro l’esito voto presidenziale del 28 novembre, che ha dato la vittoria a Joseph Kabila. La chiesa aveva dispiegato nel paese 30mila osservatori elettorali. Critico anche il Centro Carter, ong Usa.

«I risultati proclamati dalla Commissione elettorale lo scorso 9 dicembre non sono conformi né alla verità né alla giustizia». Lo ha dichiarato oggi il cardinal Laurent Monsengwo Pasinya (foto), arcivescovo di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, pronunciandosi pubblicamente per la prima volta sui risultati provvisori delle presidenziali a turno unico dello scorso 28 novembre. Risultati che attestano la rielezione del presidente uscente Joseph Kabila con il 48,95% dei voti espressi, di fronte ai 32,33% dei suffragi accreditati allo storico oppositore Etienne Tshisekedi che, dopo aver contestato l’esito del voto, sta valutando di chiedere alla popolazione di scendere in piazza pacificamente.

Il parere negativo della chiesa cattolica congolese, che ha dispiegato trentamila osservatori elettorali nel paese, si accorda con quello espresso dal Centro Carter, un’organizzazione non governativa statunitense con 70 osservatori elettorali. Infatti, in un rapporto pubblicato sabato scorso, il Centro Carter ha stimato «poco credibili» le conclusioni a cui è giunta la Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente). Nel documento si afferma che «la qualità e l’integrità del processo di compilazione sono state dissimili nelle diverse aree del paese», e talora si sono riscontare «gravi irregolarità». L’ong americana ha, tuttavia, rilevato che le sue stime non sono tali da compromettere l’insieme dei risultati, ma richiedono altre analisi approfondite che potrebbero «far emergere altre tendenze e variazioni».

Sulla qualità del risultato elettorale, si è anche espresso il presidente dato vincitore Joseph Kabila. Oggi, nel corso una conferenza stampa, ha riconosciuto l’esistenza di «errori», stimando, tuttavia, che non siano tali da richiedere l’invalidazione dello scrutinio. Il prossimo 17 dicembre, la Corte suprema di giustizia (Csj) congolese dovrà convalidare i risultati provvisori. La prestazione di giuramento del neo presidente è invece prevista il 20 dicembre.

Nel frattempo, la situazione nel paese resta tesa. Soprattutto nella capitale Kinshasa, una città blindata dove la maggioranza della popolazione ha votato per Tshisekedi. Il ministro francese della difesa Alain Juppé ha, ieri, parlato di una «situazione esplosiva», sottolineando la necessità di fare tutto per evitare la violenza. In un rapporto reso noto il 2 dicembre, l’ong Human Right Watch, puntando il dito contro la guardia presidenziale, parlava già di diciotto morti e un centinaio di feriti in violenze prima del giorno del voto. La tensione in Congo si è anche diffusa in Europa e negli Usa dove contro l’esito del voto sono scesi in piazza centinaia di manifestanti della diaspora congolese.