Viva la democrazia in Africa
John Atta Mills è morto, a 68 anni, martedì 24 luglio, in un ospedale della capitale Accra, a soli cinque mesi dalla scadenza del suo primo mandato. Poche ore dopo, il vicepresidente John Mahama ha assunto la carica ad interim, dando prova al mondo intero della stabilità politica e democratica del paese.

Nei mesi scorsi, in seguito a sue frequenti visite negli Stati Uniti, erano corse voci sul suo cattivo stato di salute. Al punto che i giornali dell’opposizione già davano per certo che Mills non avrebbe cercato un secondo mandato alle presidenziali di dicembre. Più volte, alcune stazioni radio ne avevano addirittura annunciata la morte. Al suo ultimo ritorno in patria da una visita negli Usa (giugno scorso), appena sceso dall’aereo, aveva accennato ad alcuni passi di jogging per rassicurare il paese. Tuttavia non aveva più tenuto discorsi in pubblico, alimentando così l’idea che soffrisse di un tumore alla gola.

 

Salito al potere nel gennaio 2009, nel suo primo discorso alla nazione aveva detto: «Nel mondo si parla del Ghana come di un modello di crescita. Strano! I ghaneani si lamentano e dicono che la qualità della loro vita è peggiorata negli ultimo otto anni. Ciò significa che la tanto declamata crescita nazionale è non sa tradursi in qualcosa che la popolazione può davvero avvertire».

 

Da capo di stato, Mills ha dovuto gestire gli ingenti introiti provenienti dalla recente scoperta e messa in opera di pozzi petroliferi off-shore. Grazie a questa manna, la nazione ha conosciuto un incremento del prodotto interno lordo del 14% nel 2011. C’è chi ha gridato al “miracolo ghaneano”. Analisti più attenti, tuttavia, giudicano la sua gestione «per nulla stellare». Il governo, infatti, si è subito scontrato con la Kosmos Energy, che possiede e gestisce il Jubilee Oil Field, ritardando così la crescita del nascente mercato petrolifero nazionale.

 

Mills è stato uno dei pochi presidenti dell’Africa Occidentale a non sostenere piani di intervento militare nella guerra civile in Costa d’Avorio. A motivo del comune confine, il Ghana è diventato la principale via per il contrabbando di cacao ivoriano.

 

Nato nel 1944 a Tarkwa, nella Regione Occidentale del Ghana, si era laureato in legge nel 1967 all’Università del Ghana e aveva proseguito gli studi ottenendo un dottorato alla London’s School of Economics e alla School of Oriental and African Studies. Dopo aver insegnato alla Standard University di Palo Alto (California), era tornato in Ghana come docente universitario (da qui il nomignolo datogli dalla popolazione: “il prof”).

 

Entrato in politica, era stato dal 1997 al 2000 vicepresidente di Jerry Rawlings, un militare salito al potere con un colpo di stato, poi “legittimato” da un voto popolare. Nel 2000 e 2004, aveva partecipato alle elezioni presidenziali, ma era stato battuto, meritandosi da parte dell’opposizione l’epitteto di “valletto in livrea” di Jerry Rawlings.

 

All’inizio del 2008 si distanziò da Rawlings e, nelle elezioni presidenziali di dicembre di quell’anno, come candidato del Congresso democratico nazionale (Cdn), vinse per una manciata di voti contro Nana Akufo-Addo, candidato del partito di governo, Nuovo partito patriottico (Npp). Il suo predecessore, John Kufuor (dell’Npp), era stato capo di stato per due mandati e consegnò subito lo scettro al successore, andando contro la forte volontà del suo partito di fare ricorso per chiedere un nuovo conteggio delle schede. I ghaneani di ogni estrazione politica celebrarono la vittoria di Mills come «prova regione della democrazia nazionale».

 

Mills si definiva un social-democratico, ispirato all’idea del social welfare propugnata dal padre della patria, Kwame N’Krumah. In realtà a molti è parso molto più inclusivo e meno populista sia di N’Krumah che di Rawlings.

 

Arrivato al potere, aveva iniziato un programma di austerità, promettendo alla nazione che il suo governo avrebbe «gestito le nuove entrate petrolifere con assoluta responsabilità».

 

A dispetto delle voci sulla sua cattiva salute, Mills era stato da poco nominato dal suo partito candidato alle presidenziali di dicembre. Nomina, tuttavia, che non era stata senza contestazioni: Nana Konadu Agyeman-Rawlings, moglie dell’ex presidente Jerry, aveva tentato di sbarrargli la strada, mettendosi a capo di una fazione del partito critica della gestione di Mills. Ottenuta la candidatura, Mills aveva detto: «Vinceremo di certo, ed avremo un secondo mandato».