Se c’è un elemento che caratterizza la vita dei popoli nomadi è la leggerezza, e i turkana del Kenya non fanno eccezione. Capita spesso, nelle regioni tra Kenya ed Etiopia, come in Somalia o nel Sahel di vedere file di bovini, di cammelli, di capre attraversare le pianure, lasciando le loro scie polverose, in cerca di acqua e di erba. Questa è la vita del pastore: cercare acqua e pascolo.
Sebbene il nomadismo venga troppo spesso considerato un retaggio del passato, è in realtà l’unica strategia per sopravvivere in determinate condizioni geografiche e climatiche. Sopravvivere, diventa però sempre più difficile per i turkana, le cui terre sono minacciate dalla siccità crescente e dagli interessi di chi vuole appropriarsene.
L’unica strada praticabile allora è diventare “resilienti”. “Resilienza”, parola oggi di gran moda, che però in questo contesto, come ci spiega la sociologa ed esperta di pastoralismo Greta Semplici, assume un significato vitale. Muoversi, spostarsi alla ricerca di quel poco che quelle terre aride possono darti. Leggere Moving Desert è come sfogliare un’etnografia di altri tempi.
Da ogni pagina traspare l’esperienza della ricercatrice, il suo vissuto e quello delle comunità su cui si concentra, raccontate attraverso il suo sguardo. Le vicende dell’autrice si intrecciano con quelle dei turkana, offrendo ad ogni pagina un panorama ricco e coinvolgente, da cui traspare un’umanità minacciata, che però non si arrende. Forse, in un futuro incerto, è una lezione di cui dovremmo tenere conto.