Mozambico: Total Energies riprende il progetto gas a Cabo Delgado
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L'annuncio del capo dello stato Chapo e del presidente della società francese Poyuanné
Mozambico: tra fanfare e violenze, Total Energies riprende i lavori a Cabo Delgado
Il progetto Mozambique LNG per lo sfruttamento del gas naturale riprende dopo quasi cinque anni dalla sua sospensione
30 Gennaio 2026
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 8 minuti
Il presidente Chapo e il ceo di Total Energies Pouyannè (rispettivamente terzo e quarto da sinistra) durante l'inaugurazione di Afungi. (Crediti: ministero dell'Energia del Mozambico)

In Mozambico è ufficialmente ripartito il più importante progetto di sfruttamento del gas naturale del paese e tra i più grandi in Africa. Si tratta di Mozambique LNG, guidato dalla multinazionale francese Total Energies nella penisola di Afungi, situata nella provincia settentrionale di Cabo Delgado.

I lavori nel futuro sito di estrazione e liquefazione del gas naturale erano stati interrotti cinque anni fa per ragioni di sicurezza. Da otto anni infatti, questa zona è l’epicentro di un conflitto tra lo stato mozambicano e milizie di dichiarata ispirazione jihadista.

Nel 2021, i miliziani avevano ucciso centinaia di persone, tra cui diversi lavoratori subappaltati da Total Energies, in un attacco contro la città di Palma, posizionata a poca distanza dalla sede delle operazioni della società francese.

La riapertura dei lavori è stata celebrata ieri ad Afungi dal presidente mozambicano Daniel Chapo e dal presidente e amministratore delegato della multinazionale, Patrick Poyuanné. Al di là dei proclami, il progetto si porta dietro diverse incognite.

Tra queste, una denuncia per complicità in violazioni dei diritti umani a carico di Total Energies e la sorte dei negoziati tra Maputo e la multinazionale sulla ridefinizione dei costi del progetto, che secondo l’impresa transalpina sarebbero aumentati di almeno 4,5 miliardi di dollari durante i cinque anni di chiusura delle operazioni. 

La celebrazione ad Afungi 

Total Energies aveva comunicato una prossima ripresa dei lavori tra fine ottobre e inizio novembre scorsi, quando era stata decisa la revoca della clausola di “forza maggiore” con cui era stata giustificata la chiusura. Solo ieri però, Chapo e Poyuannè hanno confermato la ripresa del progetto.

Il capo di stato mozambicano ha definito la ripartenza di Mozambique LNG un «momento storico», che «rappresenta molto più della ripresa dei lavori. Rappresenta la vittoria, la resilienza, il coraggio e la determinazione del popolo mozambicano».

Chapo ha aggiunto: «La ripresa del progetto è stata resa possibile grazie ai costanti sforzi del governo nell’affrontare le sfide alla sicurezza, concretizzati, tra l’altro, attraverso l’Accordo sullo status delle forze armate tra Mozambico e Ruanda e il progressivo rafforzamento delle Forze di difesa e sicurezza».

Il riferimento del presidente è a un’intesa siglata lo scorso agosto tra Maputo e Kigali che è servita a fornire un quadro legale di riferimento per la presenza delle truppe rwandesi a Cabo Delgado, che in realtà erano state stanziate nella provincia ben quattro anni prima.

Lo schieramento delle truppe di Kigali è stato decisivo nel permettere all’esercito mozambicano di riprendere il controllo di alcune importanti località della provincia che erano cadute nelle mani dei miliziani, ma è stato accompagnato da numerose incertezze e critiche relative ai veri scopi della presenza rwandese e all’opacità generale dell’operazione.

Ad alimentare i dubbi, il fatto che i contenuti dell’ intesa che per prima ha permesso all’esercito del Rwanda di operare a Cabo Delgado erano e restano tuttora segreti. 

Il presidente ha inoltre sottolineato, nel corso del suo intervento ad Afungi: «Ribadiamo, di fronte alla comunità nazionale e internazionale, che il nostro paese è in grado di superare le sfide, ripristinare la fiducia degli investitori e creare le condizioni per investimenti sicuri, responsabili e duraturi». 

Quali benefici

Pouyanné, dal canto suo, ha parlato di Mozambique LNG come di una «pietra miliare» che «posizionerà il Mozambico come uno dei principali esportatori di GNL. Grazie alla forte presenza di attori locali – ha proseguito l’amministratore delegato – , porterà anche benefici economici duraturi alla popolazione mozambicana».

Le coordinate di questi benefici sono state delineate sempre ieri. Stando a quanto affermato dal governo mozambicano e dalla società francese, la costruzione del progetto genererà in tutto circa 17mila posti di lavoro diretti, mentre quelli già mobilitati sarebbero circa 5mila, di cui l’80% è occupato da persone mozambicane e quasi la metà originarie di Cabo Delgado.

Sempre secondo Maputo e Total Energies, le società mozambicane potranno incassare contratti per quattro miliardi di dollari solo durante la fase di costruzione.

La previsione del presidente Chapo infine, è che durante tutto il suo ciclo di vita, Mozambique LNG produrrà entrate per lo stato mozambicano per 35 miliardi di dollari. 

Cos’è Mozambique LNG

Prima di entrare nel merito delle complessità legate a questo progetto e a questi annunci, è utile spiegare cos’è Mozambique LNG. Questo progetto ha un valore stimato di circa 20 miliardi di dollari e conta di sfruttare il gas di due giacimenti offshore situati a largo delle coste mozambicane grazie a due unità di liquefazione onshore.

L’infrastruttura dovrebbe essere in grado di produrre 13 milioni di tonnellate di gas all’anno, con prospettive di espansione fino a 43 milioni di tonnellate.

Total Energies dispone del 26,5% delle azioni del consorzio Mozambique LNG, la giapponese Mitsui il 20% mentre la compagnia statale mozambicana per gli idrocarburi, ENH, il 15%. Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, il progetto è completato al 40% mentre il 90% della sua produzione avrebbe già trovato acquirenti.

Quei 4,5 miliardi

I dati sciorinati ieri a Cabo Delgado sui benefici di Mozambique LNG si scontrano con altri numeri, le cui complessità non sembrano ancora state affrontate in modo definitivo.

Innanzitutto, secondo Total Energies, i quattro anni di chiusura obbligata del progetto hanno fatto aumentare i costi di 4,5 miliardi di dollari.

La società francese ha inoltre chiesto di prolungare il periodo di sfruttamento e produzione di 10 anni, visto che si prevede che l’impianto inizierà a fornire gas naturale utilizzabile dal 2029, e non dal 2024 come inizialmente previsto.

Lo stato mozambicano ha lanciato un audit per la verifica di queste cifre, mentre negoziati sono in corso. Chapo ha affermato però che questo processo non bloccherà lo sviluppo del processo.

Ne è convinto anche il cronista mozambicano Tavares Cebola, che ha assistito alla cerimonia di ripresa dei lavori ad Afungi e che ha spiegato a Nigrizia alcune delle ragioni dietro la posizione del governo mozambicano. «Maputo non è in posizione per negoziare, principalmente per due ragioni», spiega il giornalista, già firma dell’agenzia locale Zitamar, del media Bloomberg e del New York Times.

«La prima ragione è che tra le due parti c’è un contratto e che questo contratto stabilisce che dopo la “forza maggiore” Total Energies può rivendicare costi aggiuntivi, come affermato ieri anche da Poyuannè. La seconda ragione – prosegue il reporter – è che lo stato mozambicano ha un bisogno urgente di liquidità. Il paese è in una situazione finanziaria pessima e non può certo aspettare per sfruttare una possibile fonte di valuta come è il caso di Mozambique LNG».

Il Mozambico è un paese con alti tassi di povertà ed è considerato in stress debitorio, con un rapporto debito-PIL che si aggira attorno al 93%, ben oltre la soglia di sostenibilità del 60%. Il paese è poi ciclicamente sconvolto da eventi climatici estremi che hanno un forte impatto socio-ambientale ed economico.

È il caso delle inondazioni che hanno colpito oltre 700mila persone nel sud nelle ultime settimane. Proprio in questo ambito, sempre ieri Poyuannè ha annunciato 200 milioni di meticais (circa 2.6 milioni di euro) per sostenere lo stato mozambicano nel far fronte alla situazione umanitaria.

I casi contro Total Energies

L’impegno della multinazionale francese per la popolazione locale è però messo fortemente in discussione da diverse organizzazioni della società civile locale e internazionale.

La società transalpina è accusata di aver un ruolo nella crisi di sicurezza in corso nel paese e, più nello specifico, di essersi resa complice di alcune delle atrocità che sono avvenute nel suo contesto.

Lo scorso novembre, l’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), una delle più importanti ONG europee per la difesa dei diritti umani, ha presentato in Francia una denuncia penale contro TotalEnergies per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizioni forzate.

La multinazionale è accusata di aver finanziato direttamente e sostenuto materialmente la Joint Task Force, composta dalle forze armate mozambicane, che tra luglio e settembre 2021 avrebbe arrestato, torturato e ucciso decine di civili nei pressi del sito di estrazione del gas di TotalEnergies, temporanemante abbandonato dalla multinazionale all’epoca dei fatti.

Non solo, la società francese è sotto indagine sempre in Francia perché accusata di omicidio colposo e omissione di soccorso durante i massacri avvenuti a Palma, gli stessi che hanno spinto la multinazionale a chiudere i suoi impianti per oltre quattro anni.

Anche per queste ragioni, le ONG Justica Ambiental, BankTrack, Friends of the Earth France e Reclaim Finance hanno definito «irresponsabile e pericolosa» la decisione di riavviare Mozambique LNG e hanno invitato le istituzioni finanziarie a non finanziare il progetto.

Alle origini della guerra

Più in generale, l’impatto socio-ambientale dei progetti di estrazione del gas naturale a Cabo Delgado, di cui uno dei principali attori è l’italiana ENI, è ritenuto uno dei propellenti del conflitto nel nord del paese. Una guerra che dall’inizio delle ostilità ha provocato lo sfollamento di oltre 1 milione di persone e migliaia di vittime.

I trasferimenti forzati di popolazione per far posto alla costruzione degli impianti e gli effetti dell’industria estrattiva sull’ambiente sono ritenuti una delle cause del peggioramento delle condizioni degli abitanti di Cabo Delgado, già la provincia più povera del Mozambico, e di conseguenza dell’arruolamento nelle milizie.

Il mancato miglioramento delle condizioni di vita delle comunità, a fronte di investimenti per miliardi di dollari, finiscono poi per esacerbare un clima sociale già molto teso.

Incursioni e attacchi, soprattutto contro i militari rwandesi ma con conseguenze sulla popolazione civile sono intanto proseguiti anche nei giorni scorsi a Cabo Delgado.

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