In un difficilissimo esercizio di equilibrismo giuridico-politico, la presidente del Consiglio Costituzionale del Mozambico, Lúcia Ribeiro, ha sostanzialmente confermato i dati che erano già stati annunciati dalla Commissione Nazionale Elettorale (CNE), il 24 ottobre scorso.
Vittoria, con maggioranza assoluta in parlamento, del Frelimo (169 seggi su 250), elezione del suo candidato, Daniel Chapo, alla presidenza della Repubblica al primo turno e, quasi paradossalmente, irregolarità e crimini elettorali significativi ma che, secondo una formula a cui ormai i mozambicani si sono abituati, non avrebbero “alterato significativamente” il risultato finale.
Senza, peraltro, addurre spiegazioni chiare in merito a questa contraddittoria decisione.
Un processo non trasparente
Il dato che più interessa chi osserva l’evolversi dei processi democratici in Africa riguarda non tanto chi ha vinto, quanto se i processi elettorali si sono svolti con regolarità e trasparenza.
Il Mozambico non fa eccezione, specialmente in queste elezioni, che vengono dopo quelle, altrettanto contestate, del 2023, a livello comunale.
Che il processo non sia stato trasparente lo ha letto e messo per iscritto, nero su bianco, la stessa presidente del Consiglio Costituzionale nella sua lunga relazione preliminare alla lettura dei risultati.
Facendo proprie le parole del Ministero Pubblico, che ha istruito diversi processi per crimini elettorali a carico delle istituzioni che dovrebbero sovrintendere, in modo neutro e imparziale, alle procedure di voto, Lúcia Ribeiro ha sottolineato come “la CNE ha abdicato alle proprie responsabilità di orientamento, sovrintendenza e controllo del processo elettorale”.
Conseguentemente, invita il legislatore a riflettere in merito “alla composizione e funzionamento della CNE, con la prospettiva di trasformarla in un organo professionale, in modo da garantire la sua indipendenza e imparzialità”, ricordando che i processi aperti per crimini elettorali sono 279, andando dal censimento elettorale, alla campagna, alla votazione e al conteggio dei voti.
Insomma, tutto il processo è stato viziato da irregolarità diffuse, secondo quanto scritto e documentato dal Consiglio Costituzionale.
A fronte di tutto ciò, però, l’organismo supremo della giustizia mozambicana ha dimostrato, ancora una volta, tutta la sua dipendenza dal partito-stato Frelimo, non procedendo secondo logica, ossia annullando le elezioni e convocando entro 30 giorni, secondo la legge mozambicana, nuovi comizi elettorali, ma confermando i risultati di quell’organismo cosi duramente criticato, la CNE.
La montagna ha partorito il topolino
Mediante una serie di confronti fra i verbali trasmessi dalla CNE al Consiglio Costituzionale e quelli delle opposizioni che avevano fatto ricorso, presentando i loro verbali, la conclusione si è attestata su un piccolo scostamento di voti in favore dei candidati e dei partiti delle opposizioni, a scapito del Frelimo e del suo candidato, Daniel Chapo.
In sintesi, Chapo è passato dal 70% dei voti al 65%, Venâncio Mondlane dal 20% al 24%, Ossufo Momade dal 5,8% al 6,6%, Lutero Simango dal 3,2% al 4%. E, in termini di liste e seggi in parlamento, il Frelimo è passato da 195 a 169, Podemos da 31 a 43, la Renamo da 20 a 28, il Movimento Democratico del Mozambico da 4 a 8.
Anche in questo caso, però, scostamenti significativi di seggi in parlamento non sono stati giustificati, lasciando ancora più dubbi rispetto alla trasparenza del processo elettorale.
La guerriglia è già iniziata
Un minuto dopo l’annuncio dei risultati definitivi, la guerriglia urbana che era stata interrotta da Venâncio Mondlane nei giorni scorsi, proprio in attesa del pronunciamento del Consiglio Costituzionale, è ripresa, prima ancora che il leader politico sostenuto da Podemos si fosse pronunciato.
A Beira, Boane, Maputo, Nampula, le popolazioni sono scese in piazza, incendiando cassonetti della spazzatura, pneumatici in mezzo alla strada, sedi periferiche del Frelimo e di alcune istituzioni di giustizia, come a Maxaquene, quartiere urbano di Maputo, dichiarando, di fatto, guerra contro risultati elettorali che ritengono fraudolenti, ingiusti e che non rispecchierebbero la volontà di un popolo che aveva sperato nel cambiamento, dopo quasi cinquant’anni di governo del Frelimo.
Adesso starà a Venâncio Mondlane e, fuori dal Mozambico, ai paesi occidentali e in particolare all’Unione Europea riconoscere o meno questi risultati. Un aspetto niente affatto secondario, che potrà determinare il futuro prossimo di un paese cacciatosi in un tunnel da cui sarà assai complicato uscire.