Mozambico: dalla Conferenza del Frelimo nessun impegno per la democrazia
Mozambico Politica e Società
A 10 anni dall'ultima volta si è tenuto un nuovo incontro dei quadri del partito che governa il paese da mezzo secolo
Mozambico: dalla Conferenza del Frelimo nessun impegno per la democrazia
Il presidente Chapo predica trasparenza ma il partito non contempla neanche la possibilità di un'alternanza al potere
26 Agosto 2026
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 7 minuti
Un momento della Conferenza dei quadri del Frelimo che si è svolta a Chimoio tra il 21 e 23 agosto scorsi (Dalla pagina Facebook del Frelimo)

In una sua celebre opera, lo scrittore e intellettuale portoghese José Saramago suggeriva di “vedere quel che non si è visto”.

Uno dei più brillanti sociologi della modernità, Stuart Mill, parlava di “immaginazione sociologica”, per spingere l’osservatore di fatti sociali e politici ad andare oltre a ciò che è visibile o che non viene detto in modo esplicito.

Ecco, la Conferenza dei quadri del Frelimo, il partito che da sempre governa il Mozambico (ossia, dalla sua indipendenza, raggiunta nel 1975 dopo una sanguinosa guerra col Portogallo), è stata più interessante per quel che non è stato detto piuttosto per ciò che è emerso alla luce del sole.

L’incontro si è tenuto dal 21 al 23 agosto scorsi a Chimoio, capoluogo della provincia occidentale di Manica. 

La Conferenza non si svolgeva da dieci anni (l’ultima era stata convocata dall’allora appena eletto presidente Filipe Nyusi, nel lontano 2016) ed è stata voluta fortemente dal presidente del paese e del Frelimo, Daniel Chapo, per rinsaldare la sua egemonia all’interno del partito.

Per capire il peso dei non detti, serve prima ricostruire quello che è effettivamente emerso dalla tre giorni di lavoro di Manica.

Gli impegni presi 

Punto uno: il governo deve garantire condizioni migliori di vita ai cittadini.

Un proposito fondamentale in un paese dove la povertà è aumentata in modo esponenziale negli ultimi 10 anni e dove otto persone su dieci vivono al di sotto della soglia dei tre dollari al giorno mentre circa sei su dieci vivono in una condizione di indigenza per quanto concerne l’accesso a sanità, istruzione e standard di vita degni. 

Chapo ha usato un’espressione retoricamente efficace per esprimere questo concetto: “Non basta governare per il popolo; bisogna governare col popolo”. 

Il presidente ha poi sottolineato l’importanza di “dare conto” ai cittadini dell’azione di governo, introducendo così un concetto moderno di governance, quello centrato sull’accountability, quasi mai praticato in Mozambico.

“Fare in modo differente” è stata la parola-chiave del suo intervento di apertura, a cui ha fatto seguire una chiamata alla lotta interna, finalizzata a superare le incrostazioni storiche che il Frelimo ha accumulato in questi anni, col risultato che il Mozambico risulta oggi, secondo indicatori internazionali, il 161º paese più corrotto al mondo, su un totale di 182.

Il dibattito che ne è seguito, sia all’interno della Conferenza dei quadri che nella successiva riunione del Comitato centrale (che dovrà convocare il prossimo congresso del partito) ha ripercorso il solco indicato da Chapo: lotta alla corruzione, ricambio generazionale, permettere al nuovo presidente di lavorare senza troppi lacci e lacciuoli di lobby ancora potentissime in seno al partito e al governo.

Gli interventi con più eco 

Alcuni interventi hanno fatto il giro delle reti sociali mozambicane, trovando spazio anche nella stampa locale. Su tutti quello di Domingos Tivane, ex-direttore generale delle dogane e proprietario di una delle più note università private del paese, la Unitiva.

Un politico dal passato tutt’altro che trasparente, anche citato nei file sul Mozambico pubblicati da WikiLeaks nel 2010 per le sue connessioni col narcotraffico.

Tivane ha sottolineato la necessità di “lasciare lavorare in pace il compagno presidente”, invocando un’iniezione di quadri giovani e competenti nel partito e nel governo.

L’ex massimo dirigente delle dona ha suggerito la mano pesante per chi dovesse continuare a praticare estorsioni e corruzione, indicando anche un approccio più umile verso i cittadini da parte di tutto il partito. 

Anche l’intervento di Galiza Matos Jr, ex deputata anch’egli dell’ala dura del partito quanto a lotta contro la corruzione, ha sollevato una questione spinosa.

L’esponente del Frelimo si è chiesta quali siano le ragioni alla base dell’improvvisa cessazione dei continui rapimenti di imprenditori, soprattutto di origine asiatica e portoghese, che si è osservata durante tutto il mandato di Nyusi.

Matos Jr. ha suggerito che ci sia qualcosa da domandare a chi governa, se è vero che il numero dei sequestri è crollato con Chapo alla presidenza e José Pacheco (ex-ministro dell’Interno e uomo forte del partito) a capo dei servizi segreti. 

Non da ultimo, sono da sottolineare anche le parole di Graça Machel, storico volto del Frelimo nonché vedova di due ex-presidenti, Samora Machel, prima guida del Mozambico indipendente, e Nelson Mandela, primo capo dello stato del Sudafrica libero dall’apartheid.

Machel non è nuova a esternazioni critiche rispetto all’andamento del partito e del governo. Nel suo intervento, la dirigente ha ribadito la necessità di un legame molto più profondo col popolo mozambicano, a partire dalla masse di diseredati, ogni giorno più numerose, all’interno di un paese ricco di risorse che però produce poveri.

Il silenzio sulle elezioni

Punto due: ciò che non è stato detto. Nessuno dei partecipanti alla Conferenza ha speso una sola parola rispetto a un altro tipo di impegno che il Frelimo dovrebbe assumere, in modo esplicito e chiaro: accettare il risultato delle elezioni.  

Del resto il Mozambico ha abbracciato il multipartitismo sin dalla sua seconda Costituzione, approvata nel 1990, ancora prima degli accordi di pace di Roma, firmati nel 1992 tra Frelimo e Renamo con la mediazione del governo italiano e di Sant’Egidio.

Il dibattito, infatti, è girato intorno alle due questioni ricordate sopra: rinnovamento interno e lotta alla corruzione. Due tempi importanti ma che da soli non sono sufficienti a ricucire lo strappo consumato con l’elettorato mozambicano dopo le due ultime tornate elettorali, quelle per le municipali nel 2023 e, ancora di più, per le presidenziali e parlamentari del 2024.

Entrambe le elezioni sono state segnate dalle accuse, rivolte al Frelimo, di non accettare la sconfitta alle urne. Il voto generale del 2024 in modo particolare è ricordato per le accuse di manipolazioni e brogli elettorali, denunciati da tutti gli osservatori e ammessi anche dal Consiglio Costituzionale mozambicano.

E poi per le proteste che hanno fatto seguito alla dichiarazione dei risultati, proseguite per mesi e represse con durezza dalle forze di sicurezza, che secondo stime della società civile mozambicana hanno ucciso più di 300 persone tra ottobre 2024 e gennaio 2025.

Mondlane alla Corte suprema 

Da questi episodi, il paese non si è più ripreso: al momento, il Mozambico vive in una situazione socio-politica “congelata”, con due armate a preparare l’ennesimo scontro previsto per il biennio elettorale 2028-2029, con le municipali prima e le consultazioni generali poi.

Da un parte il Frelimo da un lato, e dall’altro Anamola, il nuovo partito fondato l’anno scorso da Venâncio Mondlane, leader e volto più carismatico delle opposizioni nonché vincitore delle elezioni 2024 a detta dei suoi sostenitori e di diverse realtà della società civile.

Proprio Mondlane ha reso noto in questi giorni di essere stato chiamato a comparire davanti alla Corte suprema in vista di un processo sulla mobilitazione post-elettorale del 2024 che lo vede accusato anche di incitamento al terrorismo e alla disobbedienza civile.

Un altro elemento che pesa sullo scenario politico del paese, che appare privo di orizzonti. Se il Frelimo non affronta la possibilità che il partito possa lasciare il potere in seguito a una sconfitta elettorale infatti, l’unica prospettiva possibile appare quella di un nuovo scontro tra fazioni politiche.

Un rischio enorme in un paese che ha attraversato 15 anni di guerra civile fino al 1992 e che negli ultimi 30 anni è stato turbato da forte instabilità. compreso un conflitto con milizie jihadiste nel nord del paese che dura da quasi nove anni e che ha provocato oltre un milione di sfollati e migliaia di vittime.

Il tutto mentre la comunità internazionale sembra sempre più passiva e disinteressata al rispetto della volontà degli elettori, dei diritti umani fondamentali, della libertà di parola e di espressione.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it