Parlamento mozambicano (Credit: Lusa)

Il parlamento mozambicano si chiama Assembleia da República, ma in molti preferiscono chiamarlo “casa del popolo”. Si tratta, probabilmente, di una reminiscenza di stampo marxista-leninista, di quando Samora Machel (leader del Fronte di liberazione del Mozambico – Frelimo e presidente con l’indipendenza del 1975) imperava e l’austerità era un’abitudine comune a molti, se non a tutti, i mozambicani, a partire dal presidente della repubblica.

Fra aprile e maggio di quest’anno si è ufficialmente celebrato il funerale della “casa del popolo”, che ha ormai deciso di servire i propri interessi, piuttosto che quelli del cittadino mozambicano: altro che austerità.

Il motivo è presto detto: in rapida successione sono stati votati due provvedimenti che hanno sistemato, usando un eufemismo, prima gli interessi degli stessi deputati poi dei loro funzionari. Nel mezzo, la decisione dell’ennesimo blocco del salario minimo, in sede di concertazione fra le parti sociali e per il secondo anno consecutivo: salari fermi a 4.500 meticais, pari a circa 65 euro mensili.

Il tutto in una situazione di gravissima crisi economica e sociale, provocata, soprattutto nei grandi centri urbani, dalla diffusione piuttosto massiccia del Covid-19, e nel Nord da sacche sempre più gravi di indigenza, a causa delle centinaia di migliaia di profughi della guerra di Cabo Delgado e della siccità in alcune zone della provincia di Nampula.

Bassa produttività

In aprile il parlamento mozambicano ha deliberato un bilancio specifico per la «reintegrazione sociale del deputato», una sorta di vitalizio post-mandato. In verità, il provvedimento fu approvato nel 2014, ma soltanto adesso se ne è data esecuzione, con relativa copertura finanziaria, che sarà garantita dai contribuenti mozambicani o, più facilmente, dall’ingrossamento del debito pubblico, nel 2020 al 113% del Prodotto interno lordo.

Galiza Matos Jr, uno storico deputato del partito di maggioranza, il Frelimo, avrebbe provato a giustificare il provvedimento dei suoi ex colleghi teorizzando che il vitalizio è il risultato dei contributi a suo tempo versati dai parlamentari. Al contrario, secondo la legge 31/2014, tale sussidio è del tutto svincolato dai pagamenti contributivi, per cui si configura come una spesa aggiuntiva per l’erario pubblico.

Come ha sottolineato Adriano Nuvunga, direttore del Centro per la democrazia e lo sviluppo e coordinatore del Forum per il monitoraggio del bilancio pubblico, il fatto specifico è ancora più grave, dal momento che, in Mozambico, l’attività del parlamentare è sporadica e concentrata nelle poche sessioni annuali in cui commissioni e plenaria si riuniscono.

Inoltre – occorre aggiungere – il parlamento non ha mai brillato per produttività: basti pensare che, nella legislatura 2009-2014, non vi è stata alcuna legge approvata su iniziativa parlamentare, mentre nella legislatura seguente (2014-2019) lo scenario sarebbe stato identico, se non fosse stato per le proposte di legge di valore costituzionale portate in discussione dalla commissione affari costituzionali come diretta conseguenza degli accordi di pace fra Frelimo e Renamo (Resistenza nazionale mozambicana), e quindi scritte sotto dettatura dei capi-partito delle due maggiori forze politiche nazionali.

Visto che i parlamentari si avvalgono di una robusta struttura di sostegno in termini di funzionari a loro disposizione, si è pensato bene di completare il quadro delle regalie concedendo loro ulteriori privilegi rispetto a quelli di cui già godono.

Così, i nuovi bonus accordati ai funzionari del parlamento sono stati, fra gli altri, il sussidio di alimentazione, di trasporto e di ferie, oltre a una indennità di trasferimento, da usare per comprare abiti adeguati quando il funzionario deve essere presente a cerimonie protocollari e solenni, e a una di “sessione”, che scatta al momento in cui il funzionario si fa presente nei giorni di riunione di commissioni parlamentari o di riunione plenaria, anche senza prestare alcun servizio. L’impatto del provvedimento sul bilancio pubblico ammonterebbe a 1,5 milioni di euro.

Sconcerto e proteste

Tali decisioni hanno creato non poco sconcerto fra gli altri lavoratori della sfera pubblica, anche se la manifestazione più eclatante di dissenso è venuta, ancora una volta, da Adriano Nuvunga, il quale, nonostante un dispiegamento sorprendente di forze di polizia mandate dal parlamento per fermarlo od ostacolarne l’azione, è riuscito a presentare una petizione, chiedendo al parlamento di rivedere le proprie posizioni, e comunicando di voler fare ricorso alla Corte costituzionale, nel caso in cui la legge dovesse essere approvata in via definitiva.

Anche al centro della capitale Maputo si sono avute proteste da parte di una trentina di giovani, che scandivano slogan: “No al furto legalizzato “ e “Gangster di fatto”. Anche questo piccolo contingente di studenti è stato disperso dalla polizia, visto che la manifestazione non era stata autorizzata.

Inutile dire che questi provvedimenti sono stati votati all’unanimità, in una dinamica parlamentare in cui è praticamente impossibile che le opposizioni votino insieme alla maggioranza, a meno di accordi politici extraparlamentari stipulati in precedenza.

Al di là dell’evidente aspetto di carattere etico e di sconsideratezza da parte dei parlamentari mozambicani nel votare leggi così inopportune in questo momento drammatico della vita del paese, vi sono due dati politici che devono essere sottolineati.

Il primo è che la legge elettorale in vigore favorisce l’approvazione di tali provvedimenti. In Mozambico, infatti, i deputati sono scelti dai rispettivi partiti, e votati su liste bloccate, su cui l’elettore non ha alcun potere. Ragion per cui il deputato deve rendere conto, alla fine, al proprio partito, assai più che agli elettori, con cui mantiene rapporti estremamente labili e discontinui, non rappresentandone, il più delle volte, l’effettiva volontà.

Il secondo riguarda l’uso della forza, per fortuna in questo caso limitato, ma comunque evidente, per fermare espressioni di legittimo dissenso che lo stato mozambicano tollera sempre meno, mostrando una faccia al contempo dura ma che cela un evidente stato di difficoltà verso chi ha ancora il coraggio di indignarsi e di manifestarlo pubblicamente.