Mozambico: laute prebende agli ex presidenti - Nigrizia
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Il peso per il bilancio pubblico del secondo paese più povero del mondo sarà di quasi 2 milioni e 400mila euro all’anno
Mozambico: laute prebende agli ex presidenti
La misura voluta da Chapo è letta come tentativo di ammansire i tre ex capi di stato - Chissano, Guebuza e Nyusi - che esercitano ancora un potere notevole nelle dinamiche interne al FRELIMO. Le proteste della società civile per una manovra considerata quantomeno inopportuna
16 Aprile 2026
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 6 minuti
Il presidente Daniel Chapo con l'ex Felipe Nyusi alla sua cerimonia di investitura il 15 gennaio 2025

La successione degli eventi degli ultimi giorni a Maputo ha lasciato attoniti anche i più raffinati interpreti delle dinamiche politiche del Mozambico.

Primo passaggio: il Fondo monetario internazionale (FMI) chiude (negativamente) le trattative con l’esecutivo guidato da Daniel Chapo, a causa della mancanza di volontà nel procedere con riforme strutturali ritenute necessarie, ma che impatterebbero negativamente sul sistema-FRELIMO.

Secondo passaggio: il Mozambico liquida il debito col suddetto FMI (701 milioni di dollari), sollevando mille dubbi sulla provenienza del denaro e sugli scopi di questo atto senza precedenti.

Terzo passaggio: il presidente Chapo, svincolatosi dal diritto di controllo del FMI sul bilancio pubblico, assume l’iniziativa di far approvare dal Consiglio dei ministri, il Decreto 9/26 del 27 marzo scorso.

Il dispositivo prevede benefici dai più ritenuti eccessivi per gli ex-presidenti della Repubblica (e quindi anche per sé stesso, quando cesserà le funzioni di massima carica dello stato), soprattutto in un momento in cui il Mozambico è stato classificato dalla Banca Mondiale come il secondo paese più povero al mondo.

Il peso, per il bilancio pubblico, sarà di 15 milioni di meticais al mese (quasi 200mila euro).

Nel frattempo, lo stesso Chapo ha presentato al Parlamento due disegni di legge di iniziativa presidenziale al fine di ridurre i compiti e i costi (intorno a 1,25 milioni di meticais all’anno), ma non la figura, dell’inutile segretario provinciale di stato, istituito nel 2018, a seguito degli ultimi accordi di pace fra il governo e la RENAMO.

Questo avendo come unica giustificazione il risparmio di bilancio, e in mezzo a un dialogo inclusivo il cui principale scopo dovrebbe essere il riordinamento del sistema istituzionale mozambicano.

Pensioni d’oro e vantaggi esclusivi

In base alle nuove regole, in particolare, gli ex-presidenti – oltre a una protezione permanente garantita dalla Casa Militare – avranno a disposizione 8 automobili protocollari, per loro e per i loro familiari diretti, che ogni 5 anni dovranno essere cambiate, una pensione di 600mila meticais al mese (circa 9mila euro), un sussidio per le spese di rappresentanza di 80mila meticais mensili (mentre il salario minimo, in agricoltura, al momento, è fissato a 6.688 meticais), voli in business class anche per i loro familiari, con ulteriore, specifico sussidio valido per 30 giorni di ferie.

E poi, ancora, assistenza sanitaria gratuita e diritto alle spese di ristrutturazione delle proprie abitazioni senza limiti di budget.

Le reazioni della società civile

La società civile si è mossa immediatamente. Il CIP (Centro di integrità pubblica) ha scelto una via per così dire “umanitaria” per limitare i danni, anche di immagine, del provvedimento.

In una lettera resa pubblica e indirizzata individualmente a ciascuno dei tre ex-presidenti, l’organizzazione ha chiesto ai beneficiari del provvedimento di rinunciare a parte delle loro ricche prebende, in nome del ruolo che questi hanno avuto nella storia del paese e facendo appello alla loro autorità morale.

Più diretto è stato Adriano Nuvunga, direttore di un’altra organizzazione di punta della società civile mozambicana, il CDD (Centro per la democrazia e i diritti umani).

Anch’egli ha appellato alla rinuncia delle suddette prebende, tuttavia lanciando una vera e propria campagna contro di esse e sottolineando come i tre ex-presidenti abbiano già accumulato sufficienti ricchezze personali, grazie a pratiche corruttive risalenti all’epoca in cui erano alla guida del paese.

Stupore è stato espresso dai media stranieri maggiormente a conoscenza delle questioni mozambicane. La RTP (la televisione pubblica portoghese) vi ha dato ampio spazio, proprio mentre il presidente uscente dal Palazzo di Belém, Marcelo Rebelo de Sousa, ha appena rinunciato ai benefici che gli spetterebbero per legge, in qualità di ex-capo di stato, annunciando di voler tornare fra i comuni mortali.

Il che significa immediato reintegro nel proprio partito (il PSD, di centro-destra) e ripresa della professione di docente e conferenzista, nonché della sua attività di volontario nelle cure palliative.

Tre ex presidenti ingombranti

In questo contesto nazionale e internazionale, l’impopolare decisione appena assunta dal presidente Chapo potrebbe avere qualche fondamento politico: l’attuale capo di stato è ritenuto, dai più, ancora molto debole e incapace di liberarsi dal potere di veto dei leader del proprio partito, fra cui spiccano i tre ex-presidenti, fra l’altro in costante conflitto fra di loro, specialmente Guebuza e Nyusi.

La misura appena approvata, quindi, potrebbe essere letta come tentativo di silenziare, o almeno di diminuire, critiche e riserve che potrebbero partire da queste tre figure, che esercitano, ognuna secondo la propria influenza e personalità, ancora un potere notevole nelle dinamiche interne del FRELIMO.

Chissano è il mediatore e diplomatico per eccellenza, colui che è sempre riuscito a far quadrare i conti del partito anche quando questi non tornavano e uno dei principali sponsor dell’operazione che ha portato Daniel Chapo alla presidenza della Repubblica.

Guebuza è il leone ferito dallo scandalo del debito occulto, che ha portato in prigione uno dei suoi figli, e ha ancora un discreto ascendente su parte delle forze armate e dei servizi di intelligence.

Infine, Nyusi ha modellato gli organismi del FRELIMO a propria immagine e somiglianza e, finché non vi sarà un nuovo congresso, la sua influenza su di essi sarà sempre notevole.

Se tutto ciò è verosimile, fra le voci più maliziose nelle reti sociali, che da diversi giorni circolano fra un commento e l’altro, qualcuno ha anche ipotizzato che l’impopolare decisione di Chapo avrebbe ben altri obiettivi: ossia, garantirsi un futuro tranquillo, visto che un giorno (magari dopo le prossime presidenziali, previste per il 2029) anche lui godrà dei benefici previsti per gli ex-presidenti.

Uno sprone al dibattito pubblico

In ogni caso la questione andrebbe affrontata – come emerso da una parte minoritaria della stampa locale – in modo più generale. Chapo, infatti, ha semplicemente aumentato benefici e prebende previsti per legge (L. 32/2014, che a sua volta modificava la L. 21/92), ragion per cui il dibattito esigerebbe una riflessione più ampia rispetto al ruolo e alla dignità istituzionale della figura dell’ex-presidente della Repubblica.

Insomma, se l’iniziativa di Chapo è del tutto inopportuna, visto i tempi che corrono in Mozambico, l’idea di cogliere la palla al balzo per incentivare un dibattito pubblico, a partire dalle aule parlamentari, rispetto alla sostanza della legge, appare necessaria.

Ciò potrebbe servire anche a togliere un po’ di quell’aurea divina che ciascun presidente della Repubblica, in Mozambico, conserva durante e, in parte, anche dopo aver cessato le proprie funzioni, secondo una logica opposta alla famosa Servire et non serviri che dovrebbe orientare l’azione di coloro che ricoprono le massime cariche istituzionali, indipendentemente dal credo religioso di ciascuno.

Marcelo Rebelo de Sousa, si potrebbe dire, docet.

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