Mozambico: il presidente Chapo in Italia, fra economia e diritti umani ignorati
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Il capo dello stato incontro Mattarella e Meloni. Firmati diversi accordi bilaterali, ma sui crimini del Frelimo nessuna pressione
Mozambico: il presidente Chapo in Italia, fra economia e diritti umani ignorati
Il leader di Maputo si è recato anche in visita da Sant'Egidio, dove si è parlato di pace
15 Dicembre 2025
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 5 minuti
La presidente del Consiglio Meloni e il presidente Chapo a Roma. (Credits: Presidenza del Consiglio dei ministri)

La prima visita in Italia del presidente della Repubblica del Mozambico, Daniel Chapo, dal 9 all’11 dicembre, ha subito assunto i contorni di una rinnovata opzione strategica. A farla da padrona è stata la cosiddetta “diplomazia economica”, affiancata dall’immancabile incontro con la Comunità di Sant’Egidio, il soggetto che più di tutti contribuì alla firma dell’Accordo Generale di Pace fra governo mozambicano e ribelli della Renamo, nell’ormai lontano 1992.

Frelimo, partner “affidabile”

Da allora, le relazioni fra Italia e Mozambico hanno conosciuto alti e bassi, come sovente accade fra un paese occidentale senza grande presenza nel Sud globale come l’Italia, e uno africano come il Mozambico.

Tuttavia, il credito dell’Italia verso Maputo, maturato sul terreno diplomatico di una pace che sembrava al tempo impossibile, ha continuato a caratterizzare i rapporti bilaterali fra i due paesi, con una costante: il partito da sempre al potere, il Frelimo, ha goduto della ininterrotta fiducia di Roma, indipendentemente dal colore dei governi che si sono succeduti alla guida del Bel paese.

Niente ha incrinato questa fiducia. A esempio non c’è riuscito lo scandalo del debito pubblico occulto, che sotto la presidenza di Armando Guebuza, fra il 2013 e 2014, implicò la sottrazione di due miliardi di dollari alle casse dello stato.

Uno schema, quello che ha permesso questo enorme furto ai danni del paese, orchestrato da politici e altri boiardi di stato. Fra loro sono finiti dietro le sbarre Ndambi Guebuza, figlio dell’ex capo di stato, vertici dei servizi di intelligence mozambicana (il SIS) nonchè l’ex ministro delle Finanze Manuel Chang, condannato dalla giustizia degli Stati Uniti.

Neanche lo scivolamento verso pratiche autoritarie, culminate, nel 2024, con la contestata elezione proprio di Chapo alla presidenza della Repubblica ha prodotto uno spostamento nella posizione di Roma rispetto al Mozambico. Questo nonostante la crisi degenerata dopo il voto sia costata la vita a circa 400 giovani che manifestavano nelle piazze di tutto il paese, reclamando il riconteggio dei voti, o l’annullamento delle elezioni.

Non stupisce quindi, che nessuna delle spinose questioni appena ricordate sia stata toccata nei vari incontri di Chapo nella sua tre giorni di visita italiana. Né durante l’incontro con l’omologo e padrone di casa Sergio Mattarella, né in quello con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, né alla tavola rotonda organizzata con le imprese italiane.

Piano Mattei docet

È un approccio, questo, in linea con la realpolitik del Piano Mattei, che privilegia l’approfondimento delle relazioni economiche, derubricando a questione interne processi elettorali poco trasparenti e gravi violazioni dei diritti umani.

Un modello, occorre ricordarlo, che non sembra essere condiviso da altri paesi europei. Uno fra i principali donatori bilaterali del Mozambico, la Svezia, ha da pochi giorni annunciato la fine della cooperazione con Maputo, insieme a quella con lo Zimbabwe, Tanzania e Liberia (e Bolivia, fuori dall’Africa).

Le motivazioni ufficiali di Stoccolma indicano una diminuzione generale del sostegno allo sviluppo e un riorientamento della strategia degli aiuti, principalmente verso l’Ucraina. Colpisce però che almeno tre dei paesi africani coinvolti siano apertamente autoritari e in peggioramento per quanto riguarda il rispetto dei diritti politici (oltre a Maputo, si respira una brutta aria ad Harare e ancora di più a Dodoma, appena passata da una crisi elettorale ancora più violente di quella mozambicana del 2024, con migliaia di vittime fra coloro che hanno manifestato contro il governo).

Come suggerito anche da analisti mozambicani, è probabile che  uno dei motivi sia la mancanza di garanzie minime, in questi paesi, del rispetto dei diritti fondamentali. 

L’incontro con Sant’Egidio

Se, dunque, la visita di Chapo è scivolata via fra nuovi accordi bilaterali firmati nei settori di assistenza giudiziaria, protezione civile e digitalizzazione e promesse per un nuovo sviluppo del paese mediante interventi di società italiane, l’altro momento centrale è stato l’incontro coi vertici della Comunità di Sant’Egidio.

Comunità che, più o meno nelle stesse ore, a Maputo, stava ricevendo l’illustre visita del segretario di stato vaticano, Cardinale Parolin, recatosi in Mozambico per richiamare l’attenzione internazionale sulla tragedia di Cabo Delgado.

A Roma, Sant’Egidio e Chapo si sono soffermati su tematiche inerenti alla pace in Mozambico: una pace in realtà mai veramente instauratasi, nonostante gli Accordi del 1992, ma che continua a essere celebrata ancora oggi, nonostante il suo sostanziale fallimento.

Sant’Egidio porta avanti nel paese molti, importanti progetti umanitari, come Dreams, incentrato nella cura e la prevenzione dell’Aids/Hiv o per l’ accoglienza dei rifugiati risultanti dal conflitto di Cabo Delgado.

Fra accordi economici e interventi umanitari, i diritti umani sembrano ormai relegati in secondo o terzo piano. La visita in Italia di Chapo sembra dunque consolidare la credibilità del sistema di potere del Frelimo, che in patria sembra in una crisi irreversibile, ma che riesce ancora a usare il proprio soft power per accreditarsi coi partner internazionali, di cui l’Italia rappresenta un ottimo esempio.

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