Mozambico: le lobby alla corte di Trump nel ritorno di Total
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Secondo quanto rivelato da un media francese, la multinazionale transalpina ha speso molto per convincere il presidente a sostenere il progetto
Mozambico: le lobby alla corte di Trump nel ritorno di Total
La Casa Bianca si dividerebbe però: c'è chi teme che il gas mozambicano possa competere con quello USA
14 Aprile 2026
Articolo di Luca Manes - ReCommon
Tempo di lettura 5 minuti

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non perde occasione per criticare e attaccare i governi europei con i suoi modi rozzi e scomposti. Ma quando in ballo ci sono le multinazionali fossili del Vecchio Continente e le loro costose attività di lobbying, sembra avere ben altro atteggiamento. Diventa a dir poco “conciliante”.

È quanto si può desumere dai da poco pubblicati dal sito di giornalismo investigativo francese Observatoire des multinationales relativi alla condotta di TotalEnergies negli Stati Uniti.

Quadruplicato “lo sforzo”

Secondo le informazioni rese pubbliche dalle autorità statunitensi, la oil major transalpina ha quadruplicato le proprie spese di lobbying oltreoceano dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Nel 2025 si sono attestate a 1,86 milioni di dollari, contro i 500mila dollari del 2024. Negli anni precedenti, si aggiravano intorno ai 250mila dollari. Quindici anni fa, erano inesistenti.

Una parte della spiegazione di questo incremento sostanzioso è “giustificato” dal contratto da 770mila dollari stipulato da TotalEnergies con la società Ballard Partners per promuovere il proprio progetto di estrazione e liquefazione di gas denominato Mozambique LNG, situato nella provincia di Cabo Delgado, la più settentrionale del paese.

La costruzione degli impianti era stata sospesa nell’aprile 2021 a seguito di un attacco di miliziani contro la città di Palma, località dove risiedevano molti dei lavoratori subappaltati dal gigante francese. Nell’incursione persero la vita quasi 1.200 persone secondo le stime del giornalista Alex Perry e del suo gruppo di ricerca. L’attacco va collocato nel contesto della guerra tra stato mozambicano e milizie di ispirazione jihadista che nella provincia prosegue dal 2017.

Dopo oltre quattro anni di stop comunque, TotalEnergies ha annunciato la ripresa del progetto lo scorso gennaio. 

Il decisivo prestito USA

Ebbene già nel marzo 2025, l’amministrazione Trump ha sbloccato un prestito fondamentale di 4,7 miliardi di dollari tramite l’Export-Import Bank, l’agenzia di credito all’esportazione a stelle e strisce, a favore di Mozambique LNG, evidentemente perché i buoni servigi dei lobbisti hanno avuto successo.

Concesso nel 2020 durante il primo mandato dell’attuale presidente statunitense, era stato poi congelato sotto il successore (e predecessore) Joe Biden. Alla fine del 2025, invece, il Regno Unito e i Paesi Bassi hanno interrotto il loro sostegno finanziario al progetto.

Pur in assenza di capitale pubblico d’Oltralpe, la diplomazia francese si è adoperata per facilitare l’ingresso di TotalEnergies nel paese e il rilancio di Mozambique LNG.

Sempre secondo quanto riporta Observatoire des multinationales, è stata la prima volta che TotalEnergies si è avvalsa di una società di lobbying statunitense e la scelta di Ballard Partners non è risultata per niente casuale.

Il fattore Ballard 

Il suo direttore, Brian D. Ballard, è legato da tempo al partito Repubblicano. Ha fatto parte del primo team di transizione di Trump nel 2016-2017 e, di conseguenza, la sua società di lobbying è diventata una delle più importanti di Washington.

Nel 2025, con il secondo mandato del tycoon, la compagnia ha visto il proprio fatturato più che quadruplicarsi grazie a numerosi clienti desiderosi di ottenere il favore di Trump e della sua amministrazione.

Tra i clienti della Ballard Partners figura Palantir, il gigante dei big data fondato da Peter Thiel e guidato da Alex Karp, che è diventata il simbolo della fusione tra la Silicon Valley, il complesso militare-industriale e l’estrema destra americana.

Le accuse alla multinazionale francese 

Val la pena ricordare che, lo scorso novembre, l’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), una delle più importanti ong europee per la difesa dei diritti umani, aveva presentato in Francia una denuncia penale contro TotalEnergies per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizioni forzate proprio in relazione al controverso progetto Mozambique LNG.

La multinazionale del petrolio e del gas è accusata di aver finanziato direttamente e sostenuto materialmente la Joint Task Force, composta dalle forze armate mozambicane, che tra luglio e settembre 2021 avrebbe arrestato, torturato e ucciso decine di civili sul perimetro del sito di Mozambique LNG.

TotalEnergies è stata anche denunciata in Francia per “omicidio colposo  e omissione di soccorso” in relazione all’attacco di Palma da sette persone tra sopravvissuti e familiari delle vittime. 

Il progetto vede un considerevole coinvolgimento italiano, dal momento che l’agenzia di credito all’esportazione SACE ha confermato il rilascio una  garanzia di 950 milioni di dollari, con cui  coprire i prestiti per le operazioni di Saipem, tra cui quello di Cassa depositi e prestiti (CDP) del valore di 650 milioni di euro.

L’ambiguità sul gas mozambicano 

In tutta questa vicenda, però, c’è anche un elemento che sembra contraddire questo grande di interesse di Trump per il gas mozambicano. Secondo quanto riportato dal portale Africa Intelligence, infatti, la statunitense ExxonMobil sta incontrando non poche difficoltà a ottenere il supporto finanziario pubblico di Washington per Rovuma LNG, realizzato insieme a ENI.

Si tratta dell’ennesimo progetto per la produzione di gas naturale liquefatto e che dovrebbe sorgere di fianco a Mozambique LNG in quello che viene chiamato “Afungi park”, sull’omonima penisola.

La politica “America First” di Trump privilegia la produzione interna di GNL e fronde dell’amministrazione USA temono che il gas del Mozambico possa competere con le esportazioni americane sui mercati asiatici.

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