Nel momento forse peggiore della storia recente del Mozambico, la visita del presidente brasiliano Lula da Silva nel paese ha rappresentato una boccata di ossigeno per il capo dello stato mozambicano Daniel Chapo e il partito che lo sostiene, il Frelimo.
Il paese è attraversato da divisioni e problemi di ogni tipo. Si va dagli attacchi di matrice jihadista che si sono ormai allargati anche in una parte della provincia di Nampula, oltre che nell’epicentro di Cabo Delgado, agli scandali finanziari ricorrenti, come quello dei 33 milioni di dollari spariti dal fondo sovrano del gas nell’ultima parte del mandato deldel’ex presidente Filipe Nyusi, terminato nel 2024.
Si sono inoltre verificate uccisioni di membri della polizia – anche di alto livello, come la comandante distrettuale di Marracuene, Leonor Inguane – dal sapore di una resa di conti tutta interna.
Un esecutivo inerme
Dinanzi a questo scenario, il governo appare fermo: nessuna iniziativa degna di nota, incapacità nel contenere gli attacchi terroristici nel nord del paese, una povertà crescente, visibile a occhio nudo perfino nelle strade del centro della capitale Maputo. E un dissenso contro il Frelimo e il suo sistema di potere palpabile, con giovani e giovanissimi che non hanno più alcun timore di manifestare la loro opposizione verso l’esecutivo.
In vista del biennio elettorale 2028-2029, Chapo – per adesso incapace di controllare i gangli del partito e, quindi, del governo – ha ripiegato sulla tradizionale capacità diplomatica del Mozambico, con viaggi all’estero molto frequenti. L’obiettivo, dicono a Maputo i detrattori del capo dello stato, sembra essere la ricerca un accreditamento internazionale necessario a gestire la patata bollente Venâncio Mondlane, popolare figura di spicco delle opposizioni, il vero vincitore delle elezioni del 2024 a detta di molti.
Il tentativo sarebbe però quello di escludere Mondlane dalle prossime elezioni sfruttando la magistratura, o elaborando ulteriori strategie di manipolazione elettorale che consentano al Frelimo di mantenersi al potere per altri cinque anni.
La visita di Lula in Mozambico va inquadrata in questo scenario: se, infatti, dalla Casa Bianca – storicamente il primo donatore bilaterale del Mozambico, attraverso l’USAID – non emergono segnali di ripensamento rispetto ai tagli su tutti i settori di cooperazione e aiuto allo sviluppo, strade alternative vanno comunque percorse.
Simboli più che firme
Per quanto riguarda la quarta visita in Mozambico del presidente brasiliano allora, non è tanto importante ciò che di concreto è stato realizzato. Per quanto, qualcosa si è fatto: sono stati firmati vari protocolli d’intesa e aggiunte ad accordi precedenti, specialmente nell’ambito della salute e della formazione in agronomia.
Ciò su cui maggiormente si è fatto leva è stato il conferimento a Lula del titolo di Dottore Honoris Causa in Scienza politiche, sviluppo e cooperazione internazionale da parte dell’Università pedagogica di Maputo.
La cerimonia, in pompa magna, ha rappresentato l’apice del tentativo, da parte di Chapo, di usare strategie di soft power per accattivarsi le simpatie di uno dei leader più iconici del pianeta. Un tentativo di percorrere strade alternative rispetto a quelle dei partner occidentali, più che mai necessario. Da un lato, occorre tenersi buono lo scacchiere delle sinistre mondiali, a cui il Frelimo ancora formalmente appartiene in quanto partito di originario orientamento marxista.
Dall’altro, il rapporto privilegiato con governi autoritari – dentro e fuori dall’Africa – intende rinsaldare reti di cooperazione e aiuto che non interrogano la qualità della democrazia o il rispetto dei diritti umani, come fanno in genere i paesi occidentali.
Gli incontri con Turchia e Zimbabwe
La prova di questa strategia a largo spettro è che, oltre al Brasile, il presidente mozambicano ha avuto incontri, nel giro di pochi giorni, anche con Turchia e Zimbabwe. Nel primo caso, il Segretario delle industrie della difesa della presidenza turca, Haluk Görgün, ha promesso un impegno concreto per combattere il terrorismo nel nord del paese, aprendo a nuove possibili linee di credito in cambio dell’acquisto di armi turche a condizioni agevolate.
Il 21 novembre scorso, poi, Chapo ha ricevuto a Maputo il suo omologo di Harare, Emmerson Mnangagwa, ritenuto un alleato importante per il consolidamento del potere reciproco dei vecchi partiti di liberazione, oggi in enorme difficoltà in paesi come Mozambico e Zimbabwe appunto, ma anche Angola e Tanzania.
Il lavoro di tessitura delle relazioni internazionali da parte del nuovo presidente del Mozambico rappresenta il tassello forse principale di questo primo anno (scarso) di governo. Lascia enormi perplessità la gestione del fronte interno invece, che appare del tutto sguarnito in ogni settore. Un contesto in cui difficilmente il Frelimo potrà recuperare il terreno perso con la recente crisi post-elettorale del 2024. La stessa crisi che ha visto l’emersione di Mondlane e, nei mesi successivi, del suo nuovo partito Anamola.