Epidemia in Africa Occidentale
Medici senza frontiere chiama la comunità internazionale a mobilitarsi e chiede sostegno per quanto sta facendo in Guinea, Sierra Leone e Liberia. La mortalità è al 50%.

Medici Senza Frontiere (Msf) hanno lanciato la nuova campagna di mobilitazione internazionale #StopEbola per richiamare l’attenzione di opinione pubblica, governi e istituzioni sovranazionali sull’epidemia del virus Ebola in Africa occidentale.

Non è un caso se l’appello di Msf è stato fatto oggi: sono sei mesi esatti dallo scoppio e proprio oggi i ministri della salute dell’Ue sono riuniti a Milano per discutere le azioni da mettere in campo.

«La situazione è estremamente difficile e drammatica in particolar modo in Liberia, Sierra leone e Guinea…attualmente sono 5000 le persone colpite e 2500 i morti. Difficili le condizioni in cui si trovano i nostri medici. Mentre stiamo parlando, centinaia di persone si ammassano fuori dai cancelli dei nostri cinque centri per essere visitate e la maggior parte di loro vengono rimandate a casa per mancanza di posti letto, strutture e mezzi, con la consapevolezza che molti di loro sono malati è che potrebbero quindi contagiare altre persone» ha affermato il presidente di Msf, Loris De Filippi. Che ha poi lanciato un ultimatum «o i governi e altre organizzazioni come la nostra si muovono ora, o purtroppo vedremo aumentare esponenzialmente il numero delle vittime nei prossimi mesi…I paesi devono inviare immediatamente personale e costruire nuovi centri».

Secondo Msf non si tratta solo di un’emergenza sanitaria per arginare l’epidemia, ma di una vera e propria crisi umanitaria, perché tutte le strutture vitali di questi paesi, già poverissimi, stanno collassando ed è quindi necessario un intervento su più livelli.

Msf ha affermato di avere circa 2400 persone impiegate come personale sanitario nelle sue strutture e 2000 di queste sono operatori locali. Anche dal punto di vista delle risorse economiche, la situazione appare difficile. De Filippi ha più volte ribadito che la previsione di spesa di Msf per affrontare la crisi fino alla fine dell’anno, inizialmente era di 14 milioni di euro, oggi è lievitata a 46 e se non si agisce subito crescerà ulteriormente.

Oltre al presidente di Msf, è intervenuta anche Roberta Petrucci, operatrice sanitaria appena rientrata dalla Liberia, che ha tentato di spiegare le difficoltà maggiori che gli operatori sanitari stanno affrontando e il contesto che ci si trova di fronte: «La paura fra la gente è palpabile, a volte ci si è trovati di fronte a villaggi con metà della popolazione uccisa dal virus e l’altra metà terrorizzata perché non capiva cosa stava accadendo». E ha aggiunto: «Non si tratta di una malattia come le altre… è crudele oltre che essere estremamente contagiosa, perché spesso i pazienti muoiono da soli in isolamento, lontani dalle persone care».

 

Previsioni

Rispondendo a una domanda nella quale si faceva riferimento a uno studio americano che prevede un aumento dei casi fino a 6800 in pochi mesi, l’operatrice Msf italiana ha risposto che «in media ogni paziente positivo infetta altre due persone e mezza, quindi se non verrà fatto nulla le previsioni di Msf dicono che i casi raddoppieranno circa ogni tre settimane, quindi forse la previsione degli americani è anche ottimistica».

Eppure, anche se ancora non è stata trovata una cura efficace e la mortalità resta al 50%, «bisogna tener conto che prima dell’intervento di Msf il livello era del 70/80%», ha tenuto a precisare Roberta Petrucci, che ha poi elencato le priorità d’intervento: creare nuovi centri di isolamento, magari riabilitando il sistema sanitario al collasso e andare nelle comunità per fornire informazioni alla popolazione (nella foto di Enrico Dagnino una comunità di Macenta – Guinea Conakry)in modo da arginare il contagio.

Per fare ciò, però, è necessaria una mobilitazione capillare delle istituzioni nazionali e sovranazionali perché gli operatori Msf da soli non possono farcela. Ecco perché l’appello arriva proprio oggi a ridosso dell’incontro dei ministri della salute dell’Ue. De Filippi ha annunciato di aver scritto al Renzi e al ministro della salute Lorenzin per chiedere un incontro, «l’Italia non può restare a guardare».

Intanto il virus continua ad uccidere. Proprio oggi il governo della Sierra Leone ha annunciato 150 nuovi casi di contagio e la scoperta di 70 cadaveri dopo tre giorni di quarantena. Il tempo stringe.

Da oggi fino al 4 ottobre è possibile sostenere Msf chiamando il 45507 e seguire la campagna con l’hashtag: #StopEbola.