Ma / Il Museo riapre
Il Museo Africano di Verona riapre le sue porte alla città e al mondo per diventare un nuovo centro culturale in cui l’Africa è protagonista insieme alle sue storie, alla sua gente e alle sue atmosfere.

“Istituire in Verona un Museo Africano, per raccogliere gli oggetti interessanti, la scienza o la curiosità che dall’Africa saranno spediti dai missionari” sono le parole di Mons. Francesco Sogaro, Vescovo, primo successore di Daniele Comboni morto nel 1881.

 

Il Museo Africano di Verona, la cui storia ha origine nel lontano 1882, oggi rinasce. Chiuso da cinque anni, riapre le sue porte alla città e al mondo per diventare un nuovo centro culturale in cui l’Africa è protagonista insieme alle sue storie, alla sua gente e alle sue atmosfere.

 

“La vita in Africa”: narrata da sculture, manufatti, suppellettili, indumenti, attrezzi da lavoro, strumenti musicali e tanto altro, attraverso la ricostruzione delle tappe fondamentali dell’esistenza.

La riapertura del museo permetterà di vedere e conoscere nuovi oggetti mai esposti prima d’ora a Verona, valorizzando elementi di arte e tradizione, oggetti domestici e rituali utili all’approfondimento della tematica relativa alla vita.

 

La vista al nuovo museo sarà scandita dalle tappe della vita di chi nasce, vive e muore in Africa. Tappe importanti che riflettono anche il vivere e il sentire africano: dalla maternità alla nascita, all’infanzia con l’educazione, la pubertà con i riti di iniziazione, attraverso matrimonio e famiglia, anzianità e potere. Per finire con la morte, gli antenati e l’aldilà.

 


Un viaggio o meglio, per citare Daniele Comboni, “una nuova era per l’Africa” ripercorsa attraverso il nuovo allestimento del Museo Africano che per l’occasione diventa Ma-Museo Africano di Verona centro culturale a 360 gradi dove si svolgeranno laboratori didattici a partire da settembre, incontri, dibattiti oltre a mostre temporanee come “Sfumature d’Africa”, foto di Francesco Passarella a cura di Roberto Solieri, che si aprirà il 19 maggio e si concluderà il 30 settembre.

 

Nelle parole di padre Giuseppe Cavallini, direttore di Ma, il progetto ampio in cui si inserisce il nuovo volto del museo africano di Verona.

 

“I comboniani offrono da anni un complesso di attività che vogliono fare conoscere l’Africa come la storica rivista Nigrizia, il Piccolo Missionario e l’agenzia di servizi multimediali Fatmo”.


Perché un nuovo allestimento?

 

Per promuovere l’Africa a tutti i livelli non solo come percorso etnografico ma anche attraverso una visione di grande spiritualità unità ad esperienze multimediali che il visitatore farà attraverso grandi e piccoli schermi per avere un contatto diretto con l’Africa odierna. Sarà anche un museo in movimento dentro la città, con laboratori e mostre continue. E potrebbe essere anche un punto di riferimento, nell’offerta museale generale, per il turismo che sceglie Verona come meta.


L’Africa oggi più che mai è fuori dal suo continente per le strade del mondo, in Italia, a Verona.

 

Sì, ad esempio a Verona si conta che nel solo quartiere denominato Veronetta, in cui si inseriscono le nostre attività, ci sia il 18% di stranieri di cui la maggior parte provenienti dal continente africano.

 

Quali obiettivi si pone MA?

 

Essere un punto di incontro, passando dall’Africa degli stereotipi a quella che ha un suo posto ben preciso nel mondo. Comboni parlava di una nuova era per l’Africa che oggi è già iniziata e il Museo Africano uno dei tanti momenti d’incontro con questo continente che non ha solo guerre e malattie ma molto di più.