L’analisi di un’italiana convertita

Una subcultura patriarcale e maschilista, mutuata dai paesi di origine, caratterizza molti centri islamici, limita la partecipazione delle fedeli e ostacola ogni rinnovamento.

Le donne musulmane in Italia sono in maggioranza immigrate, ma sono in aumento le giovani donne che sono nate o cresciute qui. Tra queste una minoranza è praticante, e vive quindi la difficile condizione di essere una minoranza nella minoranza. Il simbolo per eccellenza della pratica islamica – non necessariamente ma spesso – è il velo, che sempre più viene letto come segnale dell’alterità e sovente è motivo di esclusione e di discriminazioni di vario tipo, non ultima nell’accesso al lavoro.

Nonostante l’attenzione morbosa che nel nostro paese – nell’Occidente in genere – si dedica all’aspetto del velo, che è divenuto ormai un feticcio, poco si è fatto, soprattutto in ambito femminile e femminista, per comprenderne ragioni e significati e facilitare una cultura del rispetto e della libertà di scelta delle donne musulmane. Inoltre il momento storico che viviamo e le gravi vicende che interessano il vicino Oriente hanno generato un’ondata di islamofobia, ormai tangibile nella quotidianità dei cittadini musulmani, e le più colpite da questo fenomeno sono le donne, le quali sono soggette al rischio di discriminazioni multiple, in quanto straniere, riconoscibili nell’adesione alla fede islamica, e in quanto donne, che è ancora un fattore discriminante per molti aspetti.

Nell’eterogenea popolazione femminile musulmana che vive in Italia vi sono anche molte donne autoctone, che hanno fatto questa scelta religiosa e vivono ancora più intensamente l’ostilità diffusa verso l’islam: sono spesso emarginate dalle famiglie di origine, con notevoli difficoltà nelle relazioni sociali e a proseguire l’attività lavorativa, se velate. Ciò comporta un inevitabile rifugiarsi nella comunità religiosa di appartenenza, che pur dando sicurezza e consentendo importanti relazioni sociali e familiari, non risolve il problema dell’emarginazione e dell’invisibilità sociale. (…)

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