Namibia

Ieri, durante la Conferenza nazionale sulla terra, organizzata nella capitale Windhoek, il presidente namibiano Hage Geingob ha parlato della necessità di avviare una espropriazione delle terre, dato che i meccanismi di compra-vendita utilizzati fino ad oggi, non hanno prodotto risultati significativi in favore dell’eguaglianza tra bianchi e neri. Nei progetti del governo – spronato dalle richieste della Namibian Agricultural Union, un’importante organizzazione di agricoltori – c’è anche il trasferimento del 43% della terra coltivabile ai neri più svantaggiati, entro il 2020.

La Namibia è infatti uno dei paesi più diseguali al mondo, primato dovuto al retaggio coloniale. La minoranza bianca della Namibia, ossia 115.000 abitanti circa, su un totale di 2,5 milioni di persone, ha il controllo sulla maggior parte delle imprese e delle attività economiche, e di conseguenza anche sulla terra. La superiorità della minoranza bianca venne stabilita dai colonialisti sudafricani quando conquistarono la Namibia, dagli anni della prima guerra mondiale fino al 1990, quando il paese ottenne l’indipendenza. Furono i tedeschi, tra il 1904 e il 1908, a occupare il territorio e a macchiarsi del genocidio degli Herero e dei Nama, privando con la forza i namibiani delle loro terre, senza alcun indennizzo. (Bloomberg/ Times Live)