Buona notizia per reti e movimenti
Criticare questo modello di sviluppo che mercifica i beni comuni, produrre cambiamento, stimolare cittadinanza attiva. Dall’esperienza della Campagna per la riforma della Banca mondiale evolve un nuovo soggetto, più adatto ai tempi. Presentazione questa sera a Roma.

Non è un decesso. È un’evoluzione. È questa la chiave per comprendere le ragioni per cui, dopo 16 anni di lavoro serio, che l’ha fatta diventare punto di riferimento di tante relatà della società civile , la Campagna per la riforma della Banca mondiale (Crbm) termina il suo percorso e si trasforma in Re:Common.

Spiega bene Caterina Amicucci, presidente di Re:Common: «Dal 1996 ad oggi il mondo è cambiato molto. Sono emersi nuovi attori economici, i grandi capitali si sono spostati dall’economia reale alla finanza e i governi europei vivono una crisi politica senza precedenti, che riguarda in primo luogo la rappresentanza dei cittadini. Per dare risposte nuove e produrre cambiamento è necessario partire da noi stessi. Dietro alla nascita di Re:Common ci sono due anni di riflessione, ascolto e osservazione dei cambiamenti in atto nella società, nelle reti e nei movimenti con cui collaboriamo. Quello che ci portiamo dietro del lavoro di Crbm è la solidarietà concreta con le comunità negativamente colpite da progetti devastanti, non più solamente nel Sud del mondo ma anche in Italia e in Europa».

Re:Common intende rinnovare il suo impegno nel sottrarre al mercato e alle istituzioni finanziarie private e pubbliche, come Banca mondiale e Banca europea per gli investimenti, il controllo delle risorse naturali. Il tutto con una particolare attenzione alla nuova devastante tendenza della finanziarizzazione della natura, ossia la costruzione di beni finanziari ad alto profitto sulla mercificazione dei beni comuni quali l’acqua e gli ecosistemi.

L’obiettivo di Re:Common continuerà ad essere quello di restituire ai cittadini, tramite politiche di partecipazione attiva, l’accesso e la gestione diretta di preziose risorse come la terra e l’acqua, sotto assedio a causa dei processi di privatizzazione, nonché delle fonti energetiche. Tali politiche di partecipazione devono facilitare la nascita di nuovi meccanismi per il finanziamento pubblico dei beni comuni a livello locale, nazionale e globale.

Continueranno anche le campagne in solidarietà con le comunità locali che devono fare i conti con grandi progetti infrastrutturali quali le grandi dighe o i mega-oleodotti. Non più solo nel Sud, ma anche nel Nord del mondo e con una particolare attenzione alla regione del Mediterraneo.

Precisa Antonio Tricarico, già coordinatore della Crbm: «Senza il sostegno attivo prima del Centro Internazionale Crocevia e poi di Mani Tese, l’esperienza della Crbm non sarebbe mai potuta venire alla luce e poi evolvere. Oggi Re:Common inizia a muovere i suoi primi passi da sola, ma cercherà insistentemente il sostegno politico e fattivo di tutte quelle forze sociali che condividono l’urgenza di un cambiamento radicale del modello di sviluppo attualmente dominante, rimettendo al centro la difesa e riappropriazione dei beni comuni».

Le attività della nuova associazione saranno presentate questa sera a Roma durante un evento pubblico che si terrà presso il Circolo degli Artisti, in Via Casilina Vecchia 42. Questa sera ci sarà anche la presentazione della prima pubblicazione di Re:Common, Non è tutto verde quello che luccica, realizzata insieme al mensile Altreconomia.