Giornata mondiale dell'albinismo
Concentrati per la maggior parte in Africa subsahariana, gli albini subiscono discriminazione e sono spesso vittime di uccisioni rituali a scopi di lucro. L’impegno dell’Onu per la salvaguardia dei loro diritti.

Dal 2014 le Nazioni Unite hanno proclamato il 13 giugno giornata mondiale di consapevolezza sull’albinismo. Perché?
Alcuni fatti: Tanzania, gennaio 2015, Yohana, un anno e mezzo, la vittima più giovane. Mali, 23 maggio 2016, quattro persone uccise: l’attacco più recente. Sono solo due dati? No, sono persone, esseri umani indifesi perché nati con una malattia genetica: l’albinismo appunto. Raro nel mondo occidentale, ma estremamente diffuso nel continente africano. «È molto difficile vivere in Africa per un albino: tutti attorno a te sono di pelle nera e il colore della tua pelle si distingue per forza in modo netto». Così, spiega a
Nigrizia Ikponwosa Ero, 34 anni, albina di origini nigeriane, da vent’anni cittadina canadese, nominata nel 2015 dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite esperta indipendente sul tema dell’albinismo.
Può sembrare paradossale che nei paesi dell’Africa sub-sahariana si concentri la maggior parte delle persone con questa rara patologia, eppure i dati epidemiologici ci dicono questo: l’albinismo ha una prevalenza di uno ogni 20.000 nati in Europa e Nord America e di uno ogni 5.000 nei paesi a sud del Sahara, con la Tanzania che detiene il maggior numero di soggetti, uno su 2.000 nati.

Fonte di guadagno
In Africa gli albini sono vittime di rapimenti finalizzati all’uccisione: i corpi vengono prima sotterrati e poi riesumati per ottenere polveri “miracolose” dalle resta ossee. I bambini sono strappati in fasce dalle loro madri e mutilati perché si pensa che braccia e gambe assicurino fortuna e denaro. Uno scenario apocalittico, i cui responsabili principali sono soggetti avidi e ignoranti. Organizzazioni come Under the same Sun, che ha riportato i due casi citati all’inizio, oppure Standing Voice, impegnata soprattutto nella cura e nel superamento del deficit visivo di cui sono affette le persone albine, forniscono dati unanimi: il corpo di un albino ha un valore materiale di decine di migliaia di euro. Spesso sono gli stessi parenti, soprattutto padri e zii, che considerano la nascita di un albino una fonte di denaro.

Discriminazione sociale
«Il mio ruolo – racconta ancora Ikponwosa Ero – è quello di monitorare la situazione rispetto alla salvaguardia dei diritti degli albini nei diversi Stati e riportare alle Nazioni Unite le violazioni di cui sono vittime. Oltre a questo, ho il compito di interagire con i governi locali e di rappresentare e supportare i diritti degli albini attraverso una missione di advocacy. Non è facile avere dati ufficiali dai diversi stati africani sugli attacchi ai danni di persone albine. Ci sono tuttavia molte organizzazioni non governative che diffondono i propri dati, affidabili, su tali attacchi».
Ma gli albini hanno una vita difficile a prescindere dalle violenze: «Per il solo fatto di nascere con una pelle così chiara sei additato come diverso. L’albino vive una situazione di forte discriminazione sociale a causa dell’ignoranza generale su questa condizione. Vedono solo il colore della tua pelle, ma non sanno che la tua vista è fortemente compromessa e che, quindi, non avrai la possibilità di frequentare la scuola perché non sei in grado di leggere ciò che sta scritto sulla lavagna». Ero ricorda inoltre il problema del cancro alla pelle: non esistono protezioni solari e, a causa del melanoma, gli albini africani hanno una sopravvivenza media di soli 40 anni. «Inoltre – ci tiene a raccontare Ero – gli insulti verbali di cui sono vittime i bambini albini, a partire dai propri familiari per proseguire quando escono e camminano per la strada, è uno dei fatti più dolorosi. Ma qualcosa sta cambiando, anche se molto lentamente».

Nella foto qui sopra: Ikponwosa Ero, esperta Onu sul tema dell’albinismo