È stato chiamato Northeastern Somali Regional State, incorpora le regioni di Khatumo e Maakhir, la sua capitale sarà Las Anod, capoluogo della regione di Sool, e diventerà il sesto stato federato della Somalia unendosi a Puntland, Galmudug, Somalia Sud-Occidentale, Hirshabelle e Jubaland.
La decisione è stata sancita lo scorso 31 luglio al termine di una conferenza tenutasi proprio a Las Anod a cui hanno partecipato 417 delegati dei distretti di Sool, Sanaag e Buhoodle, i quali hanno votato all’unanimità per la formazione di un’amministrazione regionale permanente che risponderà alla Repubblica federale di Somalia.
Tra i presenti c’erano anche il ministro degli Interni e degli Affari Federali Ali Yusuf Hosh, il secondo speaker della Camera Alta del parlamento federale Abdullahi Timacadde, e Abdikhadir Firdhiye, presidente dello stato di SSC-Khatumo che ha governato finora i distretti di Sanag, Sol e Cayn. Assenti alla cerimonia, invece, i rappresentati del Puntland che con il Somaliland, stato indipendente da Mogadiscio dal 1991 ma non riconosciuto a livello internazionale, da anni contende al governo centrale il controllo di queste aree.
Da settembre Northeastern Somali Regional State entrerà formalmente a far parte del Consiglio Consultivo Nazionale, il massimo organo governativo della Somalia che coordina le politiche federali del paese. Al momento il nuovo stato si è dotato di una propria Costituzione, ha dato vita a proprie istituzioni, compreso un sistema univoco per la riscossione delle imposte e per la gestione della sicurezza locale e dei servizi pubblici di base.
Ali Abdullahi Gaboobe, un leader dell’area molto rispettato, è stato nominato capo ad interim del nuovo stato. Rimarrà in carica fino alle prime elezioni ufficiali a cui ha già dichiarato di volersi candidare l’attuale presidente di SSC-Khatumo Abdikhadir Firdhiye.
Sulla carta appare dunque tutto delineato per il passaggio di questa nuova entità amministrativa regionale sotto il cappello del governo federale di Mogadiscio. Il percorso era già stato tracciato nell’aprile scorso quando il primo ministro somalo Hamza Abdi Barre era stato a Las Anod per riconoscere ufficialmente lo stato di SSC-Khatumo, innescando nuove tensioni con le autorità del Somaliland e del Puntland che, come detto, da anni provano a rivendicare il controllo di diverse aree della regione di Khatumo così come della confinante regione di Maakhir.
Nell’agosto del 2023 forze locali di Khatumo, con in testa i clan dhulbahante e warsengeli, sono riuscite a respingere da Las Anod e da altre aree della regione le forze del Somaliland. All’inizio del 2024 la regione è così passata sotto l’amministrazione diretta del governo federale di Mogadiscio anche se ancora oggi al suo interno il Somaliland mantiene una presenza militare in più punti a Sool, Sanaag e Buhoodle.
E lo stesso vale per il Puntland che adesso, nonostante l’annuncio della formazione del nuovo stato federato Northeastern Somali Regional State, non intende rinunciare ai territori sinora rivendicati, a cominciare dalla regione di Maakhir che aveva arbitrariamente incorporato sotto la propria giurisdizione dal 2009.

La strategia di Mohamud
Secondo un’attenta analisi pubblicata su Horn Observer l’accelerazione registrata negli ultimi mesi per il riconoscimento di questo nuovo stato federato rientra in una strategia più ampia del presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, oggi a metà del suo secondo mandato (era già stato presidente dal 2012 al 2017), il quale sta cercando di rafforzare la tenuta della federazione somala e di sfruttare questa stabilità a proprio favore in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2026.
In quest’ottica l’assorbimento di un nuovo stato federato avrebbe a che fare meno con la governance generale del paese, come dimostrano le vaste aree delle regioni di Khatumo e Maakhir controllate o rivendicate da Somaliland e Puntland, e più con i calcoli elettorali del presidente. Una mossa che gli consente di ridisegnare a proprio beneficio la mappa amministrativa del paese e che potrebbe tornargli utile quando, nel 2026, per la prima volta le elezioni saranno a suffragio universale diretto.
Il riconoscimento di un nuovo stato federato potrebbe però non essere sufficiente per consentire al presidente di ricucire alcuni degli strappi aperti con le ultime riforme costituzionali approvate nel marzo del 2024 che oltre ad aver introdotto il suffragio universale, hanno di fatto accresciuto i suoi poteri e quelli del governo federale, motivo per cui non sono state firmate dagli stati federati di Jubaland e Puntland.
Se dunque nelle regioni di Khatumo e Maakhir il governo centrale di Mogadiscio attraverso un tortuoso compromesso è alla fine riuscito a issare una propria bandierina, arginando almeno per ora le velleità soprattutto del governo autonomo del Somaliland, i dissidi con altre entità amministrative restano evidenti.
Nello stato di Jubaland, nella regione di Gedo, tra Bula Hawa e Dolow, anche recentemente ci sono stati scontri tra forze federali e locali dopo che Mogadiscio aveva ordinato lo spostamento nell’area di proprie truppe.
Al-Shabaab, minaccia persistente
Sullo sfondo Mogadiscio continua a convivere con la minaccia di al-Shabaab. A luglio, segnala sempre Horn Observer, i miliziani jihadisti hanno lanciato un’offensiva per conquistare Mahaas, roccaforte governativa chiave nello stato federato di Hirshabelle (regione di Hiiraan).
A inizio agosto le forze governative insieme alle truppe dell’Unione Africana della missione AUSSOM (African Union Support and Stabilization Mission in Somalia) hanno tentato un attacco per riprendere il controllo di Bariire (regione di Basso Scebeli, stato della Somalia sud-occidentale) che ha provocato l’uccisione di oltre 120 miliziani.
Di fatto, però, nelle aree contese tra Mogadiscio e al-Shabaab né l’una né l’altra parte sono nelle condizioni di ottenere una vittoria definitiva, il ché relega un’ampia porzione del paese a una condizione di instabilità permanente.
Una criticità, questa, che va a sommarsi alla centralità sempre più scomoda nel Corno d’Africa del governo autonomo del Somaliland, che dopo aver incassato una prima apertura per il suo riconoscimento d’indipendenza da parte dell’amministrazione Trump, difficilmente abbasserà le pretese su quanto ha finora rivendicato nella parte settentrionale della Somalia.