Il pessimismo non è mai una buona strategia - Nigrizia
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Giufá / Luglio 2026
Il pessimismo non è mai una buona strategia
Dalle guerre ai nazionalismi, nulla è immutabile. Le società cambiano e i conflitti si chiudono. Se Capo Verde può fermare la Spagna, anche l’impossibile può accadere
03 Luglio 2026
Articolo di Gad Lerner
Tempo di lettura 3 minuti

Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di luglio – agosto 2026.

In un mondo di cattive notizie, lasciatemi cominciare dalla gioia futile – ma è pur sempre una gioia – provata la sera del 15 giugno in un pub londinese, dove l’intera clientela si è messa a tifare per la squadra di Capo Verde che teneva a zero gol la blasonatissima nazionale di Spagna.

Ogni tanto l’impossibile accade, ed è motivo di conforto per i sognatori di un mondo a rovescio, da non confondersi con il mondo al contrario del generale Vannacci, simbolo di un’Italia rancorosa, invecchiata ed eliminata in partenza.

Presa questa libertà, torno al mio dovere di scrutatore del mondo in armi che si guarda in cagnesco. I trattati di cessate il fuoco vengono scritti sulla sabbia, e solo l’estenuazione dei contendenti sembra in grado di produrre qualche spiraglio di tregua. Lo farò, però, per una volta, da un punto di vista sentimentale, che peraltro non considero affatto irrazionale.

Puntuale, in tutti gli incontri cui partecipo, si alza qualcuno a spiegare, geopolitica alla mano, perché la pace oggi sia irraggiungibile. E regolarmente rispondo che il pessimismo è un lusso che non può permettersi chi vive dentro un conflitto. Se ci sei in mezzo e hai smesso di credere che questa sia la volta buona per distruggere il nemico e assicurare con la guerra un futuro di sicurezza e prosperità ai tuoi figli, allora ti rimboccherai le maniche per trovare una soluzione alternativa.

La storia ci insegna che anche i processi di fascistizzazione che coinvolgono nel profondo società abituate a combattere sono reversibili. Non esistono popoli guerrieri in eterno. Arriva sempre il momento in cui i nazionalisti rivelano il proprio limite, che è poi quello di confidare sulla forza soltanto. Il loro fallimento assume allora dimensioni plateali: più erano temibili, più appaiono grotteschi agli stessi seguaci che li idolatravano.

Non sto dicendo che i buoni siano sempre destinati a prevalere sui cattivi, magari. Dico, però, che in un pianeta reso piccolo dai nuovi mezzi di trasporto e dalle tecnologie che rendono possibile farsi la guerra a migliaia di chilometri di distanza; in un mondo in cui la ricchezza stessa viaggia alla pressione di un tasto a velocità sovrumana, è matematicamente inevitabile che tornino ad affermarsi nuove forme di diritto internazionale, sovranazionale.

Se Capo Verde ha resistito alle cannonate della Spagna…


Nazionalisti

Movimenti politici che si affermano con la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, diffondendosi in Europa nel corso dell’Ottocento e legandosi ai grandi processi di unificazione nazionale (Italia, Germania). Il loro nucleo ideologico è la coincidenza tra nazione e stato: ogni popolo che condivide lingua, cultura e territorio rivendica sovranità propria, primato della comunità nazionale, protezione dell’identità contro l’esterno e confini controllati.

Già la Prima guerra mondiale ne rivela la carica distruttiva, ma il loro apice – in forme estreme e autoritarie – si colloca tra le due guerre mondiali, con i fascismi e il nazismo. Oggi riemergono soprattutto nelle fasi di crisi economica, pressione migratoria o tensione geopolitica.

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