Congo / Referendum
Il presidente in carica ha imposto per domenica 25 un referendum costituzionale per poter aprirsi la strada al terzo mandato consecutivo. L’opposizione afferma in piazza che si tratta di un colpo di stato, ma viene presa a fucilate dalla polizia.

Sono di quelli che non capiscono perché le elezioni in Africa si debbano spesso trasformare in scontri con morti e feriti. Soprattutto se le elezioni sono presidenziali. Chi ama un minimo la democrazia e sogna quindi una normale alternanza al potere, si accorge tristemente che il dittatore di turno è deciso più che mai ad aggrapparsi al potere fino a che… morte non vi separi.

L’ultimo caso è quello di Denis Sassou-Nguesso, presidente del Congo (la prima volta nel 1979), che impone un referendum al suo popolo così da cambiare la Costituzione e permettergli di ripresentarsi candidato l’anno prossimo. Scommettiamo che le presidenziali del 2016 le vincerà alla grande al primo turno? Ma allora perché recarsi alle urne? Se poi si pensa che questo tipo di elezioni sono normalmente finanziate dal contribuente europeo, a che gioco giochiamo?

Ieri, si sono contati almeno 4 morti (di cui tre a Brazzaville), per via di manifestazioni che si sono svolte in mattinata e che hanno virato allo scontro violento tra forze dell’ordine e oppositori al referendum costituzionale previsto per domenica 25 ottobre. Altri scontri sono avvenuti in altre città del paese. E mentre l’opposizione lancia appelli all’«insurrezione pacifica» per impedire il referendum, il ministro dell’interno, deciso a impedire ogni manifestazione dell’opposizione, denuncia una «insurrezione organizzata e coordinata».

Ma l’opposizione rimane più che mai determinata. Martedì sera, Pascal Tsaty Mabiala, segretario generale dell’Unione panafricana per la democrazia (Upads), il principale partito dell’opposizione congolese, ha rilanciato l’appello a una «insurrezione pacifica popolare» per impedire lo svolgimento del referendum, qualificandolo di «colpo di stato costituzionale». L’opposizione avevano dato tempo fino a lunedì 19 sera a Denis Sassou-Nguesso per rinunciare al referendum, pena il non riconoscerne più la legittimità di presidente.

Come sempre in caso di vittime, la verità ne è la prima. Come sono andate realmente le cose? Già dallo spuntare del giorno, martedì 20 ottobre, gli oppositori al referendum si erano dati appuntamento nei quartieri di Bacongo e Makélékélé a Brazzaville. Ma ben presto sono stati contrastati dalle forze dell’ordine, soprattutto con il lancio di bombe lacrimogene. Le violenze sono durate ore e hanno provocato l’incendio di tre commissariati di polizia nella capitale e almeno tre morti in città. I sostenitori del sì hanno invece potuto manifestare tranquillamente.

Manifestazioni e incidenti sono avvenuti anche in altre città del paese. Anche a Pointe-Noire, seconda città del Congo, agli oppositori è stato impedito di manifestare dalla polizia e dalla gendarmeria con l’appoggio di un contingente militare che portava berretti rossi.

Per gli Stati Uniti il problema non sono le violenze, ma il rispetto della Costituzione. La decisione del presidente di organizzare un referendum per cambiare la Costituzione così da permettergli un ulteriore mandato presidenziale è definita «inquietante». Sarah Sewall, sottosegretario di stato americano alla società civile, la democrazia e i diritti umani, che era in visita a Kinshasa, sull’altra riva del fiume Congo, ha tenuto a manifestare la sua inquietudine.

Come finirà? Che domenica sera, chiuse le urne, ci ritroveremo Denis Sassou-Nguesso incoronato re del Congo.

Denis Sassou.Nguesso, 71 anni, è stato eletto presidente nel 2002 e nel 2009.