Non sono razzista ma – ottobre 2015
Marco Aime

Provate a digitare su Google questo nome e questo cognome: Anatolij Korov, e vedrete quanto spazio i nostri organi di informazione gli hanno dato. Molto meno che alle ciniche dichiarazioni di Matteo Salvini. Provate ora a digitare “Gio Formaggio”, sindaco di Albettone (VI) e vedrete quanti sono, invece i siti che si sono occupati di lui. Cosa hanno a che vedere questi due nomi? Apparentemente nulla, ma ce la dicono lunga su come funzionano i nostri mezzi di informazione.

Anatolij Korov aveva 38 anni, era ucraino e lavorava come muratore. Non regolarizzato sul lavoro, come molti, e non certo per volontà o colpa sua, aveva invece un regolare permesso di soggiorno. Da molti anni viveva a Castello di Cisterna, in provincia di Napoli, con la moglie e tre figli.

Era uno di quelli venuti qui “a rubare il lavoro agli italiani” direbbe Gio Formaggio, sindaco di Albettone, provincia di Vicenza. Che è balzato, ahimè, all’onore delle cronache perché nel mese di aprile in occasione della Giornata internazionale dedicata alla cultura rom e sinti ha fatto installare ai confini del paese i cartelli che informano del divieto di sosta nel territorio per i nomadi. «Questo è il regalo che il comune fa a queste persone», ha affermato l’amministratore, eletto con una lista civica di centrodestra vicina a Fratelli d’Italia. Uno che afferma che prima di far entrare uno straniero nel suo comune lo costringerebbe a fare una visita medica. Uno che dorme con il fucile carico sotto il cuscino, «perché ho tanto da perdere», dice.

Cariche erano anche le armi dei due criminali che il 29 agosto sono entrati nel supermercato dove Anatolij con la figlia di due anni stava finendo di fare la spesa. Ha visto i due minacciare gli addetti alle casse, poteva fare come tanti, come tutti gli altri in quel supermercato, cioè far finta di niente. Invece non ha esitato un attimo: ha lasciato la piccola e il carrello per tornare indietro e cercare di bloccare i malviventi. Si è avventato su uno dei rapinatori ed è anche riuscito a disarmarlo e a bloccarlo a terra, ma, pistola in pugno, gli ha sparato a distanza ravvicinata al petto e a una gamba. Qualcuno ha tentato di soccorrere e aiutare Korov, ma è stato inutile.

«Mette i brividi il gesto altruistico di Korov», ha scritto Aldo Capezzuto, giornalista napoletano, sul Fatto Quotidiano. «Un migrante. Uno che non conta niente. Il sacrificio di Anatolij Korov ci fa sentire piccoli, piccoli, ci fa vergognare. Noi professionisti del girare la faccia da un’altra parte, noi esperti del far finta di niente e dell’omertà di coscienza, davvero non capiamo e non comprendiamo il suo slancio. Noi stiamo dall’altra parte con quelli che sono fuggiti. È così. I nostri sono comportamenti opportunistici, pur di salvare la pelle meglio essere complici e conniventi con gli assassini-infami. E sono chiacchiere di circostanza, sempre le solite scritte a cadavere caldo e comodamente con il sedere sulla sedia».

In rete c’è anche un profilo Facebook “Io sto con Gio Formaggio”. Nessuno che sta con Anatolij Korov.

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