Molti i richiami della comunità internazionale, ma finora nessuna sanzione
Dopo aver sciolto il Parlamento e la Corte costituzionale, Tandja ha assunto poteri speciali. La società civile denuncia intimidazioni contro media indipendenti e politici dell’opposizione, e annuncia una manifestazione nazionale il 4 luglio.

Mercoledì 1 luglio è stata un’altra giornata di sciopero in Niger: negozi e uffici chiusi in molte parti del paese, anche se la protesta contro il presidente Mamadou Tandja si sta smorzando. La tensione sociale e politica resta alta, tanto che Tandja  ha disertato il vertice dell’Unione africana in corso a Sirte, in Libia, per continuare a seguire la crisi interna, e probabilmente anche per evitare richiami imbarazzanti. Il 71enne presidente nigerino non molla la presa, e dopo aver usato, senza risultato, tutte le armi lecite per cercare di ricandidarsi alle prossime elezioni di novembre, sta ora passando a metodi più autoritari. Quest’anno scade il suo secondo mandato presidenziale e Tandja vuole a tutti i costi ripresentarsi, nonostante la Costituzione imponga il tetto di due mandati.

Al terzo rifiuto di sostenere il progetto di modifica della Costituzione da parte della Corte costituzionale, il 29 giugno il presidente ha deciso di sciogliere l’organo, come aveva già fatto con il Parlamento il 26 maggio scorso (le nuove elezioni sono previste per il 20 agosto), e ha annunciato l’assunzione di poteri eccezionali, che gli permettono di emettere provvedimenti straordinari come decreti e ordinanze.

Il presidente ha firmato due decreti che sospendono gli articoli 104 e 105 della costituzione, che  stabiliscono la nomina dei sette membri della Corte costituzionale e soprattutto la loro inamovibilità nel corso del loro mandato che dura sei anni. Tandja ha anche rimpiazzato i sette ministri che si erano dimessi il 25 giugno, pur facendo parte di partiti della coalizione presidenziale.

La società civile denuncia una politica più restrittiva soprattutto nei confronti dei mezzi di comunicazione: il 30 giugno il presidente ha sospeso le attività del gruppo editoriale indipendente ‘Dounia’, accusata di “appello all’insurrezione delle forze di difesa e sicurezza” per aver diffuso una dichiarazione dell’opposizione al presidente.

Le forze di opposizione, coalizzate nel Fronte di difesa della democrazia (Fdd)- che comprende partiti politici, sindacati, organizzazioni non governative – hanno indetto per il 4 Luglio una manifestazione contro Tandja nella capitale Niamey, ad un mese esatto dalla data del referendum fissato per il 4 agosto. Indimidazioni anche contro i politici del Fdd: Mahamadou Issoufou e Marou Amadou, esponenti dell’opposizione, sono stati trattenuti per ore senza ragione ufficiale, quindi interrogati e rilasciati solo dopo qualche ora.

L’esercito ha ribadito la sua posizione di neutralità, lanciando un appello ai protagonisti affinché si adoperino per il dialogo e la concertazione, ma la comunità internazionale è comunque molto preoccupata. Numerosi i richiami a Tandja nei mesi scorsi: l’Ue e la Cedeao (la comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale) hanno chiesto il rispetto della legge, l’Ua, che ha già lanciato moniti al Niger, ha deciso l’invio di una delegazione a Niamey. Richiami sono stati lanciati anche da Parigi (il Niger è un’ex colonia della Francia, che nei confronti del paese continua a nutrire forti interesse economici) e da Washington.