Niger / USA

La CIA sta espandendo il suo programma di droni armati in Africa e inizierà a utilizzare una base militare nel deserto nigerino per effettuare raid contro presunte basi jihadiste nel Sahel e nel sud della Libia. A riferirlo, ieri, è stato il quotidiano statunitense The New York Times, secondo cui una base militare segreta a Dirkou, in Niger, a circa 250 km a sud del confine libico, inizierà presto a schierare droni armati, trasferiti dalle basi in Sicilia e a Niamey.

Il giornale ha aggiunto che l’aeroporto di Dirkou è cresciuto significativamente da febbraio, fino a includere una nuova pista di rullaggio, muri e postazioni di sicurezza.

Secondo il Times, il Pentagono ha già effettuato cinque raid in Libia quest’anno, l’ultimo due settimane fa, e starebbe preparando nuovi attacchi.

Dal Niger, inoltre, i droni Predator – che hanno causato innumerevoli vittime civili in Afghanistan e Pakistan – possono raggiungere un certo numero di paesi dell’Africa occidentale e settentrionale, compresa l’area intorno al lago Ciad, dove ha base la rete jihadista nigeriana Boko Haram.

Per gli Stati Uniti si tratta di un deciso cambio di rotta, rispetto ai limiti imposti dall’amministrazione Obama alle incursioni USA fuori delle zone di guerra convenzionali. Il Pentagono non ha una missione di combattimento diretto in Niger, ma la sua presenza militare è cresciuta negli ultimi anni da 100 a 800 unità. E’ inoltre in via di completamento la costruzione della seconda base americana in Africa nella città centrale di Agadez.

Gli Stati Uniti considerano i droni un modo economicamente efficiente per contrastare i gruppi armati, ma il programma è stato pesantemente criticato per molte delle sue operazioni in contesti non di battaglia come Pakistan, Yemen, Libia e Somalia dove, secondo la New America Foundation, ci sono stati un totale di 92 attacchi dal 2003, con da 22 a 37 vittime civili e una stima complessiva di morti che va da 666 a 743. (The New York Times)