Niger, una nuova milizia civile a sostegno della giunta Tiani
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Con l’approvazione del governo, il movimento M62 ha lanciato l’operazione “Garkuwar Kassa” (Scudo della Patria) con la creazione di un omonimo gruppo di civili armati
Niger: una nuova milizia civile a sostegno della giunta Tiani
Si prevede una nuova stretta repressiva sulle poche voci indipendenti rimaste nel paese, sulla scia di quanto avvenuto nei paesi alleati del Sahel
04 Settembre 2025
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 6 minuti

È stata chiamata Garkuwar Kassa (Scudo della Patria in lingua hausa), il suo slogan è “Difendiamo insieme la patria, siamo tutti soldati” ed è un’invenzione del movimento M62, sostenitore della prima ora della giunta militare guidata dal generale Abdourahamane Tiani, salita al potere in Niger nel luglio del 2023.

La milizia civile è stata lanciata dal movimento M62 (il cui nome completo è Unione sacra per la salvaguardia della sovranità e la dignità del popolo) lo scorso 3 agosto in una cerimonia organizzata nella capitale Niamey e a cui ha partecipato in persona il ministro dell’Interno, il generale Mohamed Toumba.

Garkuwar Kassa, ha spiegato, sarà addestrata ed equipaggiata dalle forze di difesa nigerine per condurre pattugliamenti notturni nei quartieri più critici della capitale e degli altri centri principali, svolgere attività di formazione e sensibilizzazione sull’importanza del senso civico e del patriottismo, contribuire al contrasto alla disinformazione portata avanti da nemici interni ed esterni al paese.

I “modelli” di Burkina Faso e Mali 

L’iniziativa è in linea con quanto già fatto negli altri due paesi a trazione golpista che insieme al Niger si sono uniti nell’Alleanza degli stati del Sahel (AES), ovvero Burkina Faso e Mali. In Burkina Faso è attiva da tempo una milizia formata da civili chiamata Volontari per la difesa della patria (VDP). A questa recentemente si è affiancata un’altra formazione chiamata Brigata Laabal.

In Mali sono diversi i gruppi di autodifesa che, in accordo con la giunta militare al governo a Bamako, contribuiscono formalmente al mantenimento dell’ordine pubblico.

Se sono questi i modelli a cui si ispira la nuova milizia Garkuwar Kassa, anche in Niger ci sarà presto da attendersi una nuova stretta mortale sulle poche voci ancora indipendenti del paese.

In Burkina Faso i VDP si sono più volte macchiati di violenze brutali nei confronti di civili inermi, come ha sostenuto nei mesi scorsi la ONG Human Rights Watch nel denunciare il loro ruolo nel massacro di oltre 130 persone, per lo più di etnia fulani, uccise nel marzo scorso nei pressi della città di Solenzo, nella regione occidentale di Boucle du Mouhoun.

Sentito da RFI Mamane Wada, presidente dell’ANLC, l’associazione nigerina per la lotta contro la corruzione, ha criticato la nascita della nuova milizia sottolineando che spetta allo stato, e non ai civili, proteggere i cittadini, e che a essere meglio equipaggiate dovrebbero semmai essere le forze di difesa e di sicurezza.

Nello stesso Niger, d’altronde, già prima dell’avvento della giunta militare, governi passati avevano concesso troppa libertà a milizie formate da civili e ciò, ha evidenziato sempre Wada, ha portato a maggiore “instabilità sociale e a regolamenti di conti”.

In un paese come il Niger, retto da una giunta militare che nei mesi scorsi ha prorogato senza alcuna esitazione il periodo di transizione verso nuove elezioni per altri cinque anni in nome del raggiungimento della totale sovranità dello stato, il rischio concreto è dunque che Garkuwar Kassa si trasformerà presto in un ulteriore strumento di repressione nelle mani del presidente Tiani e della cerchia militare che lo appoggia.

Chi formerà questi miliziani? Chi gli impedirà di depredare, uccidere e farsi giustizia da soli una volta che saranno messe nelle loro mani delle armi?

L’ascesa del movimento M62 

Di fronte a queste domande, legittime ma destinate a cadere nel vuoto, l’ascesa del movimento M62 appare inarrestabile. Fondato nell’agosto del 2022 in occasione del 62esimo anniversario dell’indipendenza del Niger dalla Francia, in aperta opposizione all’allora presidente Mohamed Bazoum, l’M62 oggi riunisce circa 15 organizzazioni della società civile ramificate non solo a Niamey ma anche a Zinder, Maradi, Agadez e Dosso, e unite anzitutto dall’odio nei confronti dell’ex dominatore francese sotto lo slogan “Moutouncthi-Bourtchintarey” (Dignità nelle lingue hausa e zarma).

Il suo leader è l’attivista Abdoulaye Seydou, che era finito in carcere per aver denunciato bombardamenti civili nella regione di Tamou e tornato immediatamente in libertà quando Tiani ha preso il potere spodestando Bazoum.

Da allora l’M62 è il megafono – nelle strade, in radio e nelle tv e soprattutto sui social – della narrazione contro la Francia, il franco CFA e la CEDEAO, e a sostegno della giunta militare, della Russia di Putin, del Gruppo Wagner oggi ribattezzato Africa Corps e, ovviamente, degli alleati regionali Mali e Burkina Faso.

Una voce supportata in questa propaganda da altre voci all’interno del paese, come quella riportata da Deutsche Welle di Issoufou Garba Idrissa, segretario generale dell’Unione degli studenti nigerini, che ha incoraggiato la nascita di questa nuova milizia. “I civili, il cui ruolo non è quello di combattere al posto dei militari, devono poter contribuire a garantire la sicurezza – ha detto -. Questa iniziativa contribuirà a mantenere l’ordine generale, non ha nulla a che fare con questioni militari”.

I rischi per il presidente Tiani

Eppure nei piani dell’esercito nigerino c’è anche l’intenzione di servirsi di questa milizia come serbatoio da cui attingere giovani leve da mandare a combattere contro i gruppi jihadisti che serpeggiano nel paese, come segnalato da Le Monde.

Il Niger è nel vivo del vortice jihadista che sta risucchiando sempre più pezzi di Sahel. Il 21 agosto il suo esercito ha battuto un colpo dichiarando di aver ucciso Ibrahim Mahamadu “Bakura” in un attacco aereo sull’isola di Chilawa, nella regione di Diffa, nella parte sudorientale del paese.

“Bakura”, quarant’anni circa e originario della Nigeria, era un fedelissimo dell’ex leader di Boko Haram Abubakar Shekau che avrebbe sostituito dopo la sua morte nel 2021 a capo dell’ala scissionista del gruppo che ha rifiutato di unirsi a ISWAP (Stato islamico della provincia dell’Africa occidentale). L’aviazione nigerina lo avrebbe intercettato e neutralizzato grazie a informazioni di intelligence ricevute dai servizi marocchini.

Alle prevedibili ritorsioni cui adesso dovranno far fronte le forze nigerine difficilmente tornerà utile la “manovalanza” che verrà messa a disposizione dalla milizia Garkuwar Kassa. Il generale Tiani per ora sembra però non curarsi dell’accresciuta influenza del movimento M62, che anzi continua a sfruttare per aizzare a suo favore il popolo e mandare messaggi di apertura a Russia e Cina.

Ma sono molti gli analisti che vedono in questa massa di volontari armati più un rischio che una fonte di sicurezza per la tenuta della sua giunta militare. Dove ci sono armi aumentano i soprusi e le tensioni comunitarie, e nel caos il confine tra militari, civili armati e jihadisti si fa sempre più labile.

Se Tiani non terrà a bada la “creatura” che ora sta foraggiando questo caos, per ora sotto controllo, un giorno potrebbe ritorcerglisi contro.

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