Niger / Italia

Nemmeno quarantotto ore dopo il rapimento in Niger del missionario Pierluigi Maccalli e dopo uno stallo durato otto mesi è diventata operativa MISIN, la missione militare italiana, ufficialmente in Niger per “arginare, insieme (alle forze nigerine), la tratta di esseri umani e il traffico di migranti che attraversano il paese, per poi dirigersi verso la Libia e in definitiva imbarcarsi verso le nostre coste”. Lo ha annunciato ieri con un tweet la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta che precedentemente aveva dichiarato in parlamento che il via libera di Niamey alla missione è stato favorito dalla decisione italiana di ridimensionare la missione per renderla meno visibile sul terreno, limitando il contingente a un centinaio di effettivi, rispetto agli oltre 400 militari previsti inizialmente.

Nella Air Base 101, la base aerea vicina all’aeroporto di Niamey utilizzata dalle forze armate nigerine, statunitensi e francesi (gli USA stanno realizzando la loro seconda base militare continentale vicino ad Agadez, nel deserto) sono già arrivati da qualche giorno i primi tre team di addestramento, riporta il quotidiano La Stampa. Si tratta di uomini e donne dell’Esercito, dell’Aeronautica e dei Carabinieri che dovranno addestrare le forze di sicurezza nigerine di Esercito, Aeronautica e Gendarmeria.

L’operazione, approvata dal parlamento a gennaio all’interno del pacchetto di missioni italiane all’estero, era stata congelata perché, secondo il governo nigerino, l’accordo raggiunto in precedenza con l’Italia – durante il governo Gentiloni – non prevedeva il dispiegamento di militari italiani. In realtà, secono fonti ben informate, il blocco e il successivo via libera alla missione è stato dato dalla Francia, nell’ambito della crescente competizione con l’Italia per la stabilizzazione della Libia.  

I militari italiani avranno esclusivamente compiti di addestramento ma, fa notare il sito Analisi Difesa, “l’addestramento impartito alle forze africane non può essere collegato direttamente al presidio dei confini e alla lotta ai trafficanti di esseri umani. Le forze italiane sono infatti schierate nella capitale, a oltre mille chilometri dal confine libico e non è detto che i reparti addestrati vengano poi dispiegati in quel settore dove la presenza militare, nigerina e francese, è incentrata sulla base di Fort Madama”. (Il Sole 24 Ore / Analisi Difesa)