Il regime militare del generale Abdourahamane Tiani ha ripreso il controllo della capitale nigerina dopo aver sventato, tra venerdì 28 e sabato 29 agosto, un tentativo di golpe condotto da reparti ribelli. La crisi si è risolta grazie al decisivo intervento dei paramilitari russi di Africa Corps e si è conclusa con l’invio di caccia algerini, che pongono Algeri come garante strategico nel Sahel.
L’assalto coordinato alla presidenza, alla TV di Stato e all’aeroporto della capitale ha svelato profonde spaccature nell’esercito. Tuttavia, la reazione lealista e dei partner internazionali ha blindato il regime del Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria (CNSP).
L’assalto a Niamey
L’insubordinazione è scattata intorno alla mezzanotte di venerdì con detonazioni e raffiche presso la presidenza e l’aeroporto internazionale Diori Hamani. Secondo quanto riportato dal media francese Jeune Afrique, i primi scontri sono avvenuti nella periferia cittadina, sulla strada per Ouallam, tra unità lealiste e convogli ribelli provenienti dalla regione di Tillabéri. Quest’ultima si trova nell’est del paese, al confine con Mali e Burkina Faso, ed è nota per essere uno dei fronti più caldi nella lotta al terrorismo di matrice islamica.
Il golpe sarebbe stato orchestrato da giovani ufficiali alla testa di unità delle Forze Speciali in gran parte schierate nel Tillaberi, e in parte minore nella città di Dosso, ad ovest di Niamey. I golpisti hanno provato a prendere la presidenza, venendo respinti dalla Guardia Presidenziale leale a Tiani.
Contemporaneamente, i ribelli hanno cercato di occupare la radiotelevisione nazionale (ORTN), interrompendo le trasmissioni, poi riprese con un comunicato del ministro della Difesa Salifou Mody già alle 11 di sabato mattina.
La sua dichiarazione parlava di un “mouvement d’humeur” (in italiano, gesto di insofferenza). È una formula comunemente usata nell’Africa francofona per descrivere le insubordinazioni dei soldati su questioni specifiche, come il rivendicare il pagamento di pagamenti arretrati. Ma spesso il termine viene adoperato anche per minimizzare dei tentativi di golpe.
In quelle ore, un messaggio audio delle “Forze armate della restaurazione della patria” dichiarava deposto Tiani e sciolte le istituzioni di transizione. All’iniziativa è giunto l’appoggio del FLP (Fronte di Liberazione Patriotico), uno dei principali movimenti nigerini ostili alla giunta, che ha lodato l’audacia dei soldati senza però rivendicarne la paternità.
La battaglia per la Base 101 e la svolta dei droni russi
Sempre secondo le ricostruzioni parziali emerse finora, i militari ammutinati si sarebbero poi asserragliati all’interno della Base 101, all’aeroporto di Niamey.
La base ospita la forza antiterrorismo dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), i droni del Niger, il distaccamento russo e un contingente italiano di circa 500 persone. A rendere il sito strategico, concorre anche la presenza di circa 1.000 tonnellate di uranio, oggetto di contesa tra la giunta e la società francese Orano e, secondo alcune ricostruzioni, al centro del primo attacco all’aeoporto di quest’anno.
La svolta è arrivata con la richiesta ufficiale di intervento del Niger alla Russia. L’ambasciatore russo Viktor Voropaïev ha confermato la mobilitazione di Africa Corps, che sul campo ha impiegato droni kamikaze contro le posizioni dei ribelli alla Base 101.
La tv di Stato ha mostrato decine di militari ribelli arresi. L’efficace difesa consente a Mosca di riaffermarsi come guardiana dell’AES dopo la sconfitta subita il 25 aprile nel nord del Mali. In quell’occasione, l’assalto combinato dello JNIM (Gruppo di Sostegno all’Islam e ai musulmani – GSIM nell’acronimo italiano) e dei ribelli touareg del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA) aveva fruttato la ripresa della città strategica di Kidal.
Per Africa Corps non c’era stato molto altro da fare se non arrendersi senza combattere, ledendo l’immagine di padrino militare per il Mali e il trio AES.
L’Algeria garante strategico: la rottura del tabù militare
Anche Algeri si è fatta sentire, rispondendo alla crisi rafforzando il suo sostegno militare e politico. Nella stessa giornata di sabato, poche ore dopo gli scontri con gli ammutinati, una delegazione guidata dal generale maggior Rachid Cheblaoui ha consegnato a Niamey quattro caccia Su-30MKA, un aereo da trasporto Il-76 e un aereo cisterna Il-78.
Alla cerimonia erano presenti autorità nigerine di primo piano: il premier Ali Mahamane Lamine Zeine, il ministro della Difesa Salifou Mody e il capo di Stato maggiore Moussa Salaou Barmou. La fornitura segue la consegna, avvenuta il 9 agosto, di quattro elicotteri (due Mi-24 e due Mi-171).
E mentre la situazione tornava alla calma, domenica il cielo di Niamey è stato solcato da caccia algerini.
Secondo l’analista Akram Kharief, la messa in mostra dei velivoli rappresenta la rottura di un tabù storico per l’Algeria, tradizionalmente contraria a proiettare forze fuori dai confini. Algeri condivide oltre 900 chilometri di confine con il Niger e teme l’instabilità fino alla Nigeria. In gioco vi è la realizzazione di una delle più importanti infrastrutture energetiche: il gasdotto trans-sahariano (TSGP), destinato a collegare il gas dalla Nigeria all’Algeria attraverso il Niger per oltre 4.000 chilometri.
Nell’aprile scorso, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune aveva già legato la cooperazione economica alla sicurezza sahariana, dichiarando che i due paesi si trovano «nella stessa trincea». Resta da capire se questa mossa sia l’inizio di una presenza permanente o una temporanea dimostrazione di solidarietà per marcare il territorio.
Frustrazione interna e sicurezza del contingente italiano
La sollevazione rappresenta il terzo attacco registrato quest’anno all’aeroporto, dopo le incursioni dello Stato Islamico a gennaio e dello JNIM a giugno, le due principali organizzazioni jihadiste contro cui lottano i tre paesi di AES.
In mancanza di comunicati ufficiali o rivendicazioni, la maggior parte degli esperti colloca l’origine della rivolta nella frustrazione dei reparti dell’esercito, logorati dalle perdite contro i jihadisti.
L’escalation ha lambito direttamente il contingente militare italiano di stanza alla Base 101. Sabato scorso, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rassicurato l’opinione pubblica dichiarando che il personale e le infrastrutture italiane non sono stati coinvolti e che i militari italiani non sono esposti a pericoli imminenti.
Gli eventi dell’ultimo fine settimana, con annesso rischio corso dai nostri soldati, potrebbero anche rinnovare le domande sul ruolo e il senso della presenza militare in Niger da parte dell’Italia, unico paese occidentale rimasto dopo la cacciata degli omologhi francesi, tedeschi e statunitensi avvenuta dopo la presa di potere di Tiani nel 2023.