Saranno giudicati da un tribunale militare in Nigeria alcuni dei 16 ufficiali dell’esercito arrestati nell’ottobre 2025 per un presunto complotto per rovesciare il presidente Bola Tinubu.
Lo ha annunciato il quartier generale della Difesa, affermando che l’indagine nei loro confronti è stata completata e inoltrata “all’autorità superiore competente”.
Gli ufficiali – 14 appartenenti alle Forze armate di terra, 1 alla Marina e 1 all’Aeronautica – erano finiti in manette con l’accusa di “atti di indisciplina e violazioni delle norme di servizio” e all’epoca l’esercito aveva smentito le voci di un tentativo di colpo di stato.
A chiusura dell’indagine, però, le autorità hanno ammesso che alcuni di loro saranno processati da una Corte marziale per “complotto per rovesciare il governo”, un fatto, precisano, giudicato “incoerente con l’etica, i valori e gli standard professionali” delle forze armate nigeriane.
Le notizie di un complotto per rovesciare il governo si erano diffuse il 4 ottobre, scuotendo il paese. Il comando della Difesa le aveva definite “false e fuorvianti”, sostenendo che la raffica di arresti scattata in tutto il paese avesse a che fare con un “affare disciplinare interno”.
Anche dal governo erano arrivate comunicazioni volte a tranquillizzare e a minimizzare la vicenda, ma l’azzeramento dei vertici militari operato dal presidente solo pochi giorni dopo, motivato come una “normale rotazione per rafforzare professionalità e vigilanza”, ha rafforzato la convinzione che dietro agli arresti ci fosse effettivamente un complotto golpista.
Secondo quanto trapelato allora, i presunti cospiratori avrebbero avuto l’intenzione di uccidere Tinubu, il suo vice, il presidente del Senato, lo speaker della Camera e altre alte cariche istituzionali.
In relazione alla vicenda, secondo il quotidiano nigeriano Premium Times, che ha rivelato i nomi dei 16 arrestati, sarebbero successivamente finiti in manette anche altri ufficiali e civili.
La Nigeria ha avuto una lunga storia di dittature e colpi di stato militari, ma negli ultimi 25 anni il paese si è presentato come una delle più solide democrazie dell’Africa occidentale – regione segnata, a partire dal 2021, dai golpe militari in Niger, Mali, Burkina Faso e Guinea – con i vertici dell’esercito che hanno più volte dichiarato pubblicamente il loro sostegno alle istituzioni.
I malumori e le faide interni alle Forze armate però restano, aggravati anche dalla persistente crisi economica – con la conseguente scarsità di risorse – e dalla pressione operativa legata alla lotta al terrorismo, ai gruppi criminali e alla violenza intercomunitaria.