Per l’esercito nigeriano sono oltre 600 le vittime, soprattutto insorti, degli scontri con il gruppo estremista Boko Haram, scoppiati domenica. Nessuna conferma sui dati da fonti indipendenti. Il presidente Yar’Adua ha ordinato la repressione del gruppo con ogni mezzo.

Sono frammentate e in continua evoluzione le notizie che arrivano dal nord della Nigeria, dove da ormai 5 giorni sono in corso scontri tra la polizia locale e gli islamisti radicali che si ispirano ai talebani, il gruppo Boko Haram. 4 gli stati dove sono scoppiate le rivolte: Yobe, Bauchi, Kano, Borne. Almeno 600 i morti da domenica secondo la polizia locale, soprattutto insorti. 200 vittime solo oggi, ma nessuno di questi dati trova conferme da fonti indipendenti.

Anche oggi si è combattuto a Maiduguri, capitale dello stato di Borno, che i talebani avevano preso come propria roccaforte. Mercoledì l’esercito nigeriano è riuscito a liberare circa 180 tra donne e bambini tenuti prigionieri da almeno una settimana, ingaggiando una lotta contro gli islamisti che è durata tutta la notte, con raid con armi pesanti e bombardamenti in diversi quartieri della città. Lo stato federato di Cross River ha inviato 1000 militari in sostegno alle forze armate e di polizia già in azione sul posto. Alla risposta dell’esercito i militanti avrebbero ripreso gli attacchi contro le stazioni di polizia, chiese, prigioni ed edifici del governo, spesso usando i civili come scudi umani, come confermano anche le testimonianze raccolte dai giornali nigeriani

I militari hanno inoltre affermato di aver ucciso oggi il numero due del gruppo, Abubakar Shekau, assieme ad altri 200 seguaci. Si sarebbe salvato, invece, il numero uno Mohamed Yusuf che è riuscito a scappare con almeno 300 seguaci, nonostante la sua abitazione sia stata rasa al suolo, assieme alla moschea di riferimento del gruppo.

“L’educazione occidentale è un peccato”

Scontri in NigeriaLa setta Boko Haram, nata nel 2002, accusa il governo nigeriano di essere corrotto dalla cultura occidentale, e mira a estendere la sharia (già in vigore in 12 su 36 stati federati) e il regime talebano su tutto il paese. Quello lanciato in questi giorni è però uno degli attacchi più massicci dalla sua nascita, e per quanto le autorità nigeriane siano determinate a soffocare il movimento nel più breve tempo possibile, con qualsiasi mezzo, la forza e la coordinazione degli attacchi ha lasciato sorpresi. Molti dei seguaci di Yusuf sembra siano stati reclutati in Ciad e Niger, ma per quanto il gruppo di richiami ai talebani afghani, l’affiliazione con al Qaeda non è ancora stata confermata. Boko Haram sembra infatti impreparato a far fronte all’esercito nigeriano, sia da un punto di vista di mezzi, che da un punto di vista organizzativo.

I quotidiani locali parlano di interi quartieri di città sotto il controllo degli insorti, in contrasto con l’immagine data dal governo di una ribellione quasi sotto controllo, ma Boko Haram non sembra in grado di fronteggiare i militari. Allo scoppiare di questa nuova ondata di attacchi simultanei, il presidente nigeriano Umaru Yar’Adua ha immediatamente ordinato all’esercito di usare ogni mezzo per contenere la ribellione. Le ragioni ideologiche che spingono i militanti islamisti ad agire destano infatti più timore degli attacchi del Mend, il movimento attivo nel Delta del Niger che formula richieste concrete e che si è dimostrato disposto a scendere a compromessi.