Eni / Nigeria

Il colosso dell’energia Eni, è chiamato a rispondere, in Italia, di accuse di inquinamento ambientale per le sue decennali attività petrolifere in Nigeria. A denunciare Eni al tribunale civile di Milano sono gli abitanti di un villaggio di Ikebiri, nello Stato di Bayelsa, nel Delta del Niger, che chiedono un risarcimento per i danni causati da sversamenti di greggio dai gasdotti, nel 2010.

La causa parte da un guasto tecnico che, il 5 aprile di quell’anno, provocò un’esplosione la quale causò, lungo un ramo del fiume, “un disastro ambientale che ha inquinato acqua e terra”, ha detto ieri, nel corso di una conferenza stampa, Luca Saltalamacchia, avvocato italiano della comunità di Ikebiri, sostenuta dall’associazione “Friends of the Earth NigeriaNigeria”. Le popolazioni che vivono sui terreni inquinati chiedono 2 milioni di euro di danni e l’impegno a bonificare l’area, che copre più di 17 ettari, ha aggiunto il legale.

Sempre secondo quanto afferma Saltalamacchia, la Nigerian Agip Oil Company (Naoc, società che opera per Eni su quel territorio fin dal 1962) sosterrebbe di aver già svolto operazioni di pulizia nella zona.
E’ la prima volta che una comunità nigeriana si appella alla giustizia nel paese in cui ha sede la multinazionale.

A Milano, Eni è coinvolta in un importante processo per corruzione, assieme a Royal Duch Shell, suo partner nell’affare della concessione della licenza di prospezione petrolifera Malabu Opl 245 (uno dei blocchi più ricchi dell’intero continente), da parte del governo nigeriano nel 2011. (Reuters / Songhai Advisory)