Nigeria

Un attentatore suicida ha ucciso almeno 50 persone ieri all’alba, facendosi esplodere in una moschea a Mubi, snodo commerciale nello stato di Adamawa, nel nordest della Nigeria. Si è trattato della più grande uccisione di massa quest’anno, in una regione che da otto anni convive con la presenza del terrorismo jihadista di Boko Haram.
Abubakar Othman, un portavoce della polizia dello stato federale, ha detto che il bilancio delle vittime potrebbe salire perché vi sono dozzine di feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni.

L’attentato di ieri – che non è stato rivendicato – porta ad almeno 278 il numero di persone uccise dai terroristi nel 2017, secondo i calcoli dell’agenzia Reuters. Si tratta anche del primo attentato compiuto nella città di Mubi che è stata territorio di Boko Haram fino alla sua cacciata ad opera dell’esercito nigeriano, nei primi mesi del 2015.

La presenza di Boko Haram come gruppo terrorista organizzato nel nordest della Nigeria risale al 2009. Nel suo tentativo di imporre uno stato islamico prima, e un califfato poi, nella regione, ha ucciso più di 20.000 persone e costretto circa 2 milioni di altre a fuggire dalle proprie terre.
Il gruppo si è diviso nel 2016 e la fazione guidata da Aboubakar Shekau – con base nella foresta di Sambisa, attorno alla capitale dello stato di Borno, Maiduguri – si rivolge principalmente contro civili. L’esplosione di ieri porterebbe i segni distintivi proprio di queso gruppo, che costringe giovani donne e ragazze a compiere attentati suicidi. Fino ad ora il peggiore è stato quello compiuto lo scorso dicembre da due studentesse kamikaze in un mercato, che ha ucciso 56 persone ferendone altre decine.

L’altra fazione – che ha sede nella regione del Lago Ciad, al confine con Camerun e Ciad, ed è guidata da Abu Musab al-Barnawi – attacca invece principalmente le forze militari.

La maggior parte degli attacchi si concentra sullo stato di Borno, il luogo di nascita della formazione jihadista. Il gruppo era arrivato a controllare un vasto territorio – delle dimensioni del Belgio – negli stati di Borno, Adamawa e Yobe, fino all’inizio del 2015, quando l’intervento massiccio dell’esercito lo ha costretto a rifugiarsi lungo il confine.

Sempre nello stato di Adamawa, lunedì sera, non meno di 45 mandriani di etnia Fulani che vivevano nella zona da molto tempo, sono stati uccisi da uomini armati nella comunità di Kikan. L’attacco, che ha completamente distrutto più di quattro villaggi, è stato diretto principalmente contro donne e bambini. Molti altri sono stati dichiarati dispersi.

Il vice governatore dello stato, Marti Babale, ha fatto appello alla popolazione dell’area colpita per mantenere la calma, assicurando che il personale di sicurezza sarebbe schierato per proteggere l’area. (Vanguard / Reuters)