Nigeria / Amnesty International

Il rapimento di 110 studentesse, compiuto il 19 febbraio da Boko Haram a Dapchi, nello stato nigeriano di Yobe, poteva essere impedito. Lo denuncia Amnesty International, secondo cui le forze di sicurezza nigeriane erano state informate almeno quattro ore prima che un convoglio di terroristi si stava dirigendo verso la città, così come lo erano state in occasione del rapimento delle studentesse di Chibok, nel 2014.

Si spiegherebbe così l’iniziale carenza di informazioni precise e la confusione su quanto accaduto realmente in quelle ore. Inizialmente le autorità di Yobe hanno infatti negato che fossero state rapite delle studentesse, poi hanno dato la notizia che l’esercito le aveva liberate. Infine, il 22 febbraio, il governo locale ha confermato il rapimento.

Amnesty ha sollecitato oggi le autorità nigeriane ad indagare sul mancato intervento dell’esercito – che pure era di stanza ad un’ora circa di strada – che ha consentito il rapimento di massa delle studentesse senza che nessuno reagisse. A maggior ragione dopo il lancio quattro anni fa, del programma “scuole sicure”, voluto dal governo proprio per proteggere le scuole da nuovi attacchi dei terroristi.

“Le prove a disposizione di Amnesty indicano che le truppe dispiegate nella zona sono in numero insufficiente”, ha dichiarato Osai Ojigho, direttrice di Amnesty International Nigeria. E che “le autorità nigeriane sono venute meno al loro dovere di proteggere i civili, esattamente come fecero a Chibok quattro anni fa. Nonostante fossero state ripetutamente informate che Boko Haram si stava dirigendo verso Dapchi, né la polizia né le forze armate hanno fatto nulla per impedire il rapimento”, ha aggiunto.

Sotto accusa anche la polizia locale. Una fonte interna alla polizia di Dapchi ha dichiarato infatti ad Amnesty che i superiori si sono dati alla fuga, temendo di essere sopraffatti da Boko Haram, arrivato in città con un convoglio di nove veicoli con scritte in arabo – sette Land Cruiser, una Hilux e un camion Canter – e una cinquantina di uomini armati. (Amnesty International)