Il caso Tskj
Come previsto, dopo l’americana Kbr Inc. e la francese Technip, anche il gigante italiano degli idrocarburi paga, evitando così il processo negli Stati Uniti per presunte tangenti versate funzionari nigeriani per ottenere la concessione di appalti miliardari per l’estrazione del gas nel Delta del Niger.

L’Eni pagherà una multa complessiva di 365 milioni di dollari all’amministrazione americana per porre fine all’azione penale portata avanti dal dipartimento della giustizia degli Stati Uniti, relativo al presunto versamento di tangenti a politici e funzionari di governo nigeriani, da parte del consorzio societario internazionale (Tskj) di cui ha fatto parte una ex controllata del cane a quattro zampe (Snamprogetti Netherlands B.V., attualmente controllata da Saipem, una società della galassia Eni).

 

Le mazzette, 182 milioni di dollari secondo l’indagine americana, sono state versate in cambio di appalti petroliferi di un valore complessivo di 6 miliardi di dollari, conclusi tra 1994 e 2004 e riguardanti la realizzazione di impianti per il gas naturale liquefatto a Bonny Island (Delta del Niger), in Nigeria.

 

In una nota, Eni informa che il gruppo pagherà una multa di 240 milioni di dollari “per la violazione di alcune norme previste dalla legislazione Usa sulla corruzione”. Secondo, invece, un ulteriore accordo raggiunto tra il gigante italiano degli idrocarburi e la Securities Exchange Commission (Sec), l’equivalente statunitense della Consob, Eni e Snamprogetti Netherlands dovranno, inoltre, versare alla Sec 125 milioni di dollari, in relazione al profitto percepito dagli appalti.

 

Nessun imprevisto per il gruppo italiano: prevedendo la spesa, l’Eni aveva stanziato, nel suo bilancio 2009, un fondo per contenziosi legali di circa 250 milioni di euro (al cambio attuale circa 316 milioni di dollari).

 

A giugno scorso, un’altra delle quattro società facenti parte del consorzio Tskj, la francese Technip, aveva anche essa evitato il processo, pagando un totale di 338 milioni di dollari all’amministrazione americana per la violazione del Foreign Corrupt Practices Act (la legge federale statunitense anti-corruzione nei confronti di pubblici ufficiali stranieri).

 

Dopo la francese Technip e l’americana Kbr Inc. (che ha versato 402 milioni di dollari), tutte partecipanti al consorzio Tskj assieme alla giapponese Jgc, anche l’Eni si sottrae, quindi, dall’inchiesta giudiziaria internazionale sulla corruzione aperta dal dipartimento della giustizia statunitense. Tuttavia, per il cane a quattro zampe la vicenda non è del tutto chiusa. Per lo stesso reato, infatti, la procura di Milano ha avviato, dal 2004, un’indagine parallela. Ancora aperta.