Nigeria / Petrolio

Si è aperto questa mattina a Milano il processo contro le compagnie petrolifere Eni e Shell – che appaiono come persone giuridiche -, accusate d’aver pagato tangenti al governo nigeriano per ottenere un contratto per l’assegnazione del blocco offshore OPL-245. La concessione petrolifera al centro del presunto scandalo è una delle più promettenti in Africa, con riserve stimate in nove miliardi di barili di greggio.

Sul banco degli imputati ci sono 13 persone, tra manager, politici e intermediari. Tra loro anche l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il suo predecessore, Paolo Scaroni, e il direttore delle esplorazioni di Shell, Malcolm Brinded. La giustizia italiana sospetta sia stato pagato più di un miliardo di dollari per aggiudicarsi il famoso blocco. Una somma di cui molto sarebbe andato a Dan Etete, ex ministro del Petrolio sotto il regime di Sani Abacha, la cui società sarebbe servita per ricevere il denaro. Etete, già condannato in Nigeria, è stato rinviato a giudizio nel processo di Milano.

La questione da chiarire è se, e quando, Shell ed Eni abbiano saputo che i milioni di dollari della transazione destinati alle casse statali, erano serviti invece per corrompere i funzionari locali. Ipotesi, questa, che gli scambi di e-mail recuperati dall’ong britannica Global Witness sembrano accreditare. Ma le due compagnie petrolifere hanno sempre negato qualsiasi atto di corruzione. (Rfi)