Attacchi negli stati settentrionali di Bauchi, Yobe e Borno
Gruppi armati islamisti contrari all’insegnamento della cultura occidentale nelle scuole hanno preso d’assalto stazioni di polizia in diverse città nel nord del paese. Centinaia le vittime. Massima allerta: rafforzate tutte le misure di sicurezza.

Oltre 150 vittime in meno di 24 ore: è il drammatico risultato di due giorni di violenze che stanno sconvolgendo il nord della Nigeria. Gli scontri sono iniziati domenica, quando un gruppo di una settantina di uomini armati, che si definisce “Taleban” e si ispira all’Afghanistan , ha attaccato una stazione di polizia a Dutsen Tenshin, a circa 50 chilometri da Bauchi, capoluogo dello stato omonimo. Almeno 40 le vittime, soprattutto militanti. Non è chiaro quanti tra le vittime siano membri del gruppo e quanti membri delle forze di sicurezza. La polizia inoltre ha arrestato circa 200 persone considerate membri o fiancheggiatori dei responsabili delle violenze.

Lunedì invece, quasi simultaneamente altri gruppi sedicenti pro-talebani hanno attaccato delle stazioni di polizia scontrandosi con le forze di sicurezza a Potiskum, nello stato di Yobe, a Maiduguri, capitale del vicino stato di Borno, dove sarebbero almeno 100 i morti, e a Wudil, 20 chilometri dalla città di Kano. Secondo alcuni testimoni oculari molti degli edifici sarebbero stati rasi al suolo o dati alle fiamme. Col timore di nuove violenze, centinaia di cittadini stanno abbandonando le proprie case. Drammatiche le testimonianze raccolte dalla BBC: decine di corpi ai lati delle strade,  civili in fuga in auto costretti a scendere dalle auto e giustiziati a freddo.

Il governatore di Bauchi ha dichiarato che la situazione è sotto controllo, ma in tutto lo stato vige ora il coprifuoco notturno. Intanto il presidente della Nigeria, Umaru Yar’Adua, ha ordinato la “massima allerta” in tutti gli stati del nord: le forze di polizia hanno l’ordine di adottare tutte le misure necessarie per fermare gli attacchi. Posti di blocco sono stati istituiti lungo le principali arterie di collegamento di tutta la regione.

Non è ancora chiaro se gli attacchi siano stati tutti organizzati dallo stesso gruppo, ma di certo le rivendicazioni sono le stesse: sono fondamentalisti islamici e si oppongono alla cultura occidentale e all’istruzione di tipo occidentale nelle scuole, perché contrarie ai precetti dell’Islam. Il teorico di questa campagna discriminatoria sfociata in violenza è considerato Mohammed Yusuf, predicatore soprannominato Boko Haram, che significa “l’istruzione occidentale è un peccato”. Il gruppo viene quindi identificato con questo nome.

Nonostante nel nord della Nigeria sia in vigore la sharia, la legge islamica che si fonda sul Corano, non vi sono riscontri di una presenza di al-Qaeda sul territorio. Il gruppo, composto soprattutto da ex studenti, è nato del 2002 e dal 2004 ha iniziato a lancaire sporadici attacchi contro le forze di polizia. Finora hanno rappresentao comuqnue un fenomeno contenuto: nonostante la maggioranza musulmana del nord della Nigeria (il sud est del paese invece è a maggioranza cattolica), musulmani e cristiani generalmente vivono pacificamente. Spesso inoltre le motivazioni religiose vengono usate per coprire ragioni politiche e sciali, come accaduto nel novembre scorso nella città di Jos, dove la contestazione dei risultati elettorali locali hanno scatenato scontri definiti “religiosi”. Ma la struttura e il tipo di azioni portata avanti dal gruppo attualmente non ha niente in comune con l’organizzazione capillare tipica di al-Qaeda, dalla quale differisce anche per le motivazioni. Inoltre il radicamento dell’identità culturale locale e delle tradizioni locali è ancora molto forte, e questo rappresenta un ostacolo alla penetrazione della cultura tipica di al-Qaeda.