25 anni dopo
Il presidente Buhari riabilita con onore il presunto vincitore delle elezioni presidenziali del 1993, Moshood Abiola, schiacciato dal regime militare nigeriano. Un gesto di correttezza storica, ma soprattutto un’astuta mossa politica, in vista del voto di febbraio.

Bene ha fatto, benché a sorpresa, il presidente della Nigeria Muhammadu Buhari, a dichiarare giorno festivo il 12 giugno (e non più il 29 maggio), proclamato “Giorno della democrazia” in Nigeria.

Si tratta di ricordare il 12 giugno 1993 (25 anni sono trascorsi), data che simbolizza la brutalità con cui le dittature militari hanno schiacciato le speranze di un ritorno alla democrazia. Quel giorno, infatti, il presunto vincitore delle presidenziali del 12 giugno 1993, Moshood Kashimawo Olawale Abiola (detto MKO Abiola), si vedeva annullare la vittoria.

Dopo l’indipendenza, nel 1960, per 30 anni la Nigeria aveva conosciuto un susseguirsi di dittature militari. Verso la fine degli anni ‘80, si erano accentuate le pressioni perché si organizzassero elezioni democratiche. L’allora presidente, il generale Ibrahim Babangida, tergiversa, rimanda… e poi finalmente fissa la data del 12 giugno 1993 per le elezioni.

Il voto si svolge tranquillamente. Lo scrutinio è da tutti gli osservatori, locali e internazionali, salutato come il più corretto e il più libero della storia post-coloniale della Nigeria. L’uomo di affari MKO Abiola sta per uscire vincitore delle elezioni contro il generale Babangida, ma… lo scrutinio viene annullato.

Non solo. Il povero Abiola verrà arrestato, condannato per tradimento e morirà in prigione nel 1998.

Oggi viene riabilitato: ad Abiola il presidente Buhari ha consegnato, a titolo postumo, la più alta onorificenza del paese, cioè il “Grande comandante della repubblica federale”. Stesso onore al suo vicepresidente, l’ambasciatore Babagana Kingibe, e al compianto avvocato dei diritti dell’uomo, Gani Fawehinmi.

Il presidente Buhari ha ricordato che «il 12 giugno 1993 è stato il giorno in cui milioni di nigeriani avevano espresso la loro volontà democratica, in quella che era stata l’elezione più libera, più giusta e più pacifica dalla nostra indipendenza».

Come non essere d’accordo con la decisione di Buhari, con l’immenso bisogno sentito nel continente africano di rispettare le scelte democratiche espresse in elezioni libere e giuste? Ma anche in questa ottima decisione, si nasconde una manovra politica.

MKO Abiola, infatti, era un yoruba, membro di quel grande popolo del sudovest del paese non certo favorevole a Buhari, uomo del nord e musulmano. Diventare popolare nel yorubaland, infatti, potrebbe rivelarsi determinante per la vittoria alle elezioni del 16 febbraio prossimo, alle quali l’attuale presidente intende ricandidarsi.

Nella foto piccola: il presidente Muhammadu Buhari conferisce l’onoreficenza nella mani di Kola Abiola, primo figlio di MKO Abiola.