Nigeria: cinque giorni di rapimenti da dimenticare e da capire
Conflitti e Terrorismo Nigeria Politica e Società
Le polemiche targate Trump sul presunto "genocidio cristiano" potrebbero aver favorito l’impennata di rapimenti della scorsa settimana
Nigeria: cinque giorni di rapimenti da dimenticare e da capire
Dal sequestro di quasi 300 studenti in Niger State agli attacchi in Kebbi e Kwara: riscatto, pressioni politiche e allarmi internazionali aggravano una crisi della sicurezza che coinvolge banditi nel nord-ovest e jihadisti nel nord-est. Tinubu annuncia la liberazione di 38 ostaggi
24 Novembre 2025
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 5 minuti
Un momento dell'attacco alla chiesa di Kwara, nel nord-est della Nigeria, ripreso dalla videocamera di sorveglianza

La Nigeria ha vissuto in cinque giorni una nuova impennata di rapimenti di massa, in un momento in cui il paese è sotto forte attenzione internazionale per la questione del presunto genocidio dei cristiani di cui l’accusa il presidente statunitense Donald Trump. L’episodio più grave è avvenuto venerdì scorso, quando 315 persone, di cui 286 tra studenti e studentesse, sono state sequestrate nella scuola cattolica di St. Mary, nello stato del Niger (da non confondere con l’omonima Repubblica), nel nord-ovest del paese.  

La sequenza di rapimenti è iniziata lunedì 17 novembre, nello Stato di Kebbi, quando commando armato ha fatto irruzione in un liceo femminile a prevalenza musulmana, uccidendo il vice-preside e portando via 25 studentesse. Il giorno successivo, nello stato di Kwara, un gruppo ha assaltato la Christ Apostolic Church durante un incontro di preghiera, uccidendo due fedeli e rapendone 38.

50 studentesse portate via da St. Mary sono riuscite a fuggire nelle ore successive, ma oltre 250 persone rimangono ancora in ostaggio. 

La sequenza degli eventi ha attirato l’attenzione anche di papa Leone XIV. «Siamo profondamente addolorati per quanto accaduto ai giovani e alle loro famiglie», ha dichiarato ieri il pontefice, che ha chiesto «la liberazione immediata» degli ostaggi.

Un problema endemico

Eventi simili sono accaduti negli ultimi anni, trovando differenti livelli di risonanza mediatica. Il rapimento nel 2014 di 276 studentesse nella località di Chibok da parte di Boko Haram fece breccia nei media internazionali. Un’ampia campagna comunicativa seguì alla vicenda; l’hashtag #bringbackourgirls divenne più che popolare e vide l’impegno di personalità come Michelle Obama, moglie dell’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama. 

Lo stesso non è accaduto con casi successivi di proporzioni persino leggermente maggiori. Nel marzo 2024, 287 studenti sono stati rapiti nello stato di Kaduna. Nel 2020, una sorte simile era toccata a 344 ragazzi nello stato di Katsina; è ad oggi il numero più alto di rapiti in un singolo episodio.  

La pratica o industria dei rapimenti flagella il nord della Nigeria da circa quindici anni, con una divisione di attori e aree geografiche. Nel nord-est, a rapire sono le formazioni estremiste di matrice islamica come Boko Haram (nata nel 2009) e Iswap (frutto di una scissione all’interno di Boko Haram). Nel nord-ovest, invece, i protagonisti sono i cosiddetti ‘bandits’ (banditi, in italiano), dei gruppi criminali armati che agiscono senza rivendicazioni religiose o politiche.

Solo tra il 2019 e il 2023, secondo Acled (Armed Conflict Location & Event Data), una piattaforma monitoraggio securitario con sede negli Stati Uniti, il nord-est ha conosciuto 246 episodi di rapimento; il nord-ovest 662. 

Il nord-ovest come epicentro dei rapimenti

Il contesto geografico gioca un ruolo cruciale. Il nord-ovest del paese è segnato da un vasto sistema di foreste – dal Kainji Lake National Park alle aree boscose che confluiscono nel Rugu Forest – che attraversa più stati e funge da rifugio per gruppi criminali. I banditi sfruttano questi corridoi naturali per muoversi rapidamente, sottrarsi alle operazioni militari e attraversare confini amministrativi dove la giurisdizione cambia e rallenta la risposta delle forze di sicurezza. «I gruppi armati stanno usando la geografia contro lo stato», ha osservato un consulente di sicurezza citato dal quotidiano nigeriano Premium Times.

Il quadro di insicurezza nel nord della Nigeria non si limita ai rapimenti. Boko Haram e Iswap hanno causato decine di migliaia di morti e oltre due milioni di sfollati. Proprio Iswap, il 14 novembre, ha ucciso un generale dell’esercito nigeriano in un’imboscata, mostrando la capacità di colpire anche comandi militari di alto livello.

La querelle sul genocidio dei cristiani

Tutto questo avviene mentre la Nigeria continua a essere sotto stretta osservazione da parte degli Stati Uniti. A inizio novembre, il presidente Donald Trump ha accusato il governo nigeriano di non fare abbastanza per fermare il presunto genocidio della comunità cristiana in Nigeria. Ha anche minacciato un intervento armato per risolvere il problema a modo suo. 

Sempre nei primi del mese, il Congresso americano ha aggiunto di nuovo la Nigeria nella ‘’List of countries of particular concern’’ (la lista di paesi di particolare preoccupazione, in italiano) dove figurano gli stati che, secondo Washington, violano le norme di libertà religiosa dei suoi cittadini. 

Il governo nigeriano respinge sia le accuse di Trump sia le letture che riducono le uccisioni in Nigeria ad un conflitto religioso, ricordando che le vittime sono trasversalmente cristiane e musulmane. 

Perché una recrudescenza adesso

Secondo alcuni analisti, la retorica di Trump sulla presunta persecuzione dei cristiani potrebbe aver contribuito a rafforzare la visibilità internazionale dei rapimenti e ad incoraggiare alcune frange armate. La scommessa dei rapitori in questo senso sarebbe quella di approfittare della fretta delle autorità nazionali di risolvere la situazione per chiedere pagamenti di riscatto molto più esosi del solito.  

«Il momento scelto non sembra una coincidenza», ha dichiarato all’emittente pubblica francese RFI Nnamdi Obasi del centro di ricerca International Crisis Group. A suo parere, alcuni gruppi potrebbero voler ottenere attenzione o precostituirsi “barriere umane” nell’eventualità di un intervento statunitense.

Intanto il presidente Bola Tinubu ha reso noto ieri la liberazione dei 38 fedeli rapiti a Eruku, mentre nelle comunità colpite cresce l’attesa di novità sui sequestri più recenti. «Non abbiamo informazioni e questo silenzio aumenta il dolore», ha spiegato Ayuba Yusuf, rappresentante locale dell’Associazione cristiana della Nigeria.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Abbonamento doppio Nigrizia e Africa