intervista/ Vittorio Agnoletto: elezioni in Nigeria

Oggi gli osservatori internazionali hanno ufficializzato la loro posizione: le elezioni presidenziali e parlamentari di sabato 21 aprile non si sono svolte correttamente, il voto si deve ripetere. Gli osservatori nazionali si sono espressi nello stesso modo, i candidati dei partiti di opposizione da sabato denunciano i brogli e le irregolarità.
Eppure un segnale positivo c’è: la società civile nigeriana si è dimostrata un soggetto forte e attivo.
Nigrizia.it ha intervistato l’europarlamentare Vittorio Agnoletto, a capo della delegazione di osservatori europei che ha seguito le elezioni di sabato dalla città nigeriana di Lagos.
 
 
 
 
In che clima si sono svolte le elezioni sabato? Qual è stata la partecipazione dei cittadini?
L’impressione è estremamente contraddittoria, perché vi è stata una grande mobilitazione di migliaia di persone tra coloro che lavoravano per l’Inec, la commissione elettorale nigeriana, tra i rappresentanti di lista dei vari partiti, e tutta l’organizzazione tecnica.
C’è da dire che questa è una novità, queste sono le terze elezioni in Nigeria, le prime sono state nel ’99, le seconde nel 2003. Un’attivismo poi della società civile enorme, abbiamo incontrato la settimana scorsa i network della società civile e abbiamo visto come si sono organizzati gli osservatori locali, decine di migliaia di persone.
L’altra faccia della medaglia è una partecipazione molto bassa, decisamente più bassa rispetto alla settimana scorsa, quando ci sono state le elezioni delle 36 assemblee legislative locali dei vari stati.
A Lagos dov’ero io, in alcuni seggi non si è raggiunto il 10% dell’affluenza, in altre il 20%, difficilmente si è andato oltre. Questa bassa affluenza è da accreditare, direi, a due fatti. Il primo è la sfiducia nelle elezioni, l’andamento delle elezioni locali sabato 14 ha segnato profondamente. Si parla di rifare, non è ancora sicuro quando, comunque si rifaranno le elezioni  locali in diversi stati, sicuramente in 4 stati, forse in 6, al massimo in 10. Ci sono state pressioni, brogli, e questo ha fatto diminuire sicuramente l’entusiasmo. Il secondo motivo è che nelle votazioni locali il peso dei capi villaggio è forte, anche le tensioni. Io non ho visto a Lagos violenze o scontri tra i vari rappresentanti di partito: le presidenziali sono percepite dalla gente come qualcosa di lontano, che stanno ad Abuja, nella capitale federale.
 
La commissione elettorale ha parlato di elezioni trasparenti, i candidati di opposizione da subito hanno denunciato brogli, gli osservatori chiedono di rifare il voto. Le elezioni sono state irregolari in tutto il paese? 
Ci sono state situazioni diverse nelle diverse regioni, per esempio: non c’è stato il timore di forti violenze su tutto il territorio, come annunciato dalla televisione nigeriana, ci sono stati solo episodi violenti però fortemente localizzati in diverse regioni. Per esempio la macchina esplosa davanti alla commissione elettorale ad Abuja, l’assalto ai poliziotti a Katsina nell’estremo nord. Con anche dei morti: 9 poliziotti, su cui c’è un’indagine. Per noi sono numeri alti, qui la valutazione tutto sommato è che sono state elezioni prive di grandi episodi di violenza. Niente scontri di piazza, com’era avvenuto nelle elezioni locali la settimana prima.
Che cosa ho potuto vedere concretamente: alle 10 di mattina la gran parte dei seggi non era aperta, e avrebbe dovuto aprire alle 8, dalle 8 alle 15 si doveva votare, soltanto la sera prima siamo stati avvisati che  le votazioni erano spostate dalle 10 alle 17, per cui la mattina c’era già gente che aspettava già da due ore. Poi a Lagos abbiamo scoperto che non sono arrivate le schede per il senato, si doveva votare con una scheda con 25 simboli di partito, nelle schede arrivate vi erano solo 12 simboli di partito.
Sempre a Lagos, non sono arrivate tutte le schede per la camera bassa, in alcuni posti sono arrivate schede con 7 simboli anzichè 8, in altre erano ancora diverse. Il risultato è che sono 6 gli stati nei quali non si è votato per il senato, negli stati dove si è votato la distribuzione delle schede, anche presidenziali, è arrivata intorno al 75-80%. Abbiamo poi l’assenza quasi totale di riservatezza. In un seggio che ho visitato a Lagos dove il voto era un evento collettivo, con la gente che indicava dove porre sulla scheda con il pollice, perché si vota con il pollice intinto nell’inchiostro, e con un controllo da parte del signore locale molto forte. Il passaggio dai seggi, dei tavolini all’aperto, alla sede zonale a locale, a federale sono passaggi che avvengono manualmente quindi con rischio di errori tecnici ma anche con possibilità di brogli.
Come osservatori internazionali dobbiamo concludere che non sono stati rispettati gli standard internazionali delle elezioni, siamo anche al di sotto degli standard dell’Ecowas, cioè dall’accordo tra i paesi dell’Africa Occidentale.
L’opposizione ha chiesto di ripetere le elezioni e ha dichiarato stamattina che non riconosce i risultati, anche gli osservatori locali chiedono la ripetizione del voto, ora staremo a vedere cosa accade.
 
Cosa significherebbe per la Nigeria se le elezioni  venissero veramente annullate?
Andiamo verso una situazione difficile, i giornali nigeriani principali sono usciti attribuendo già la vittoria al candidato del partito di maggioranza; l’Inec, la commissione elettorale, è indipendente solo di nome, perché è stata nominata dal governo ed è finanziata dal governo.
Io penso che se il governo nigeriano dovesse decidere di accettare le critiche degli osservatori e decidesse di ripetere le elezioni sarebbe un fatto straordinario e importantissimo perché con la diffusione, la consapevolezza e l’ampiezza della partecipazione della società civile che abbiamo visto in questo giorni, in Nigeria è possibile fare delle elezioni democratiche e trasparenti. Non ci siamo trovati di fronte ad un’impossibilità oggettiva di elezioni regolari  ma ad una volontà politica ad una disorganizzazione voluta perché il voto non fosse trasparente. Certo, pensare che il governo possa decidere di annullare le elezioni è complesso: la commissione elettorale è composta da persone scelte direttamente dal governo. Non dimentichiamo il ruolo che la Nigeria ha a livello mondiale per la produzione di petrolio: un rischio che c’è in questo momento è che, al di là delle proteste internazionali che verranno formalizzate, i grandi stati occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti e da alcune nazioni dell’Unione Europea, decidano comunque di lasciare perdere, di andare ad un riconoscimento di fatto di queste elezioni, alla ricerca di un interlocutore politico stabile con cui poter continuare a discutere e a fare affari sul petrolio.
 
Quindi, nonostante le difficoltà nello svolgersi delle elezioni e le pressioni  politiche, c’è stato un miglioramento rispetto ai precedenti appuntamenti elettorali del ’99 e del 2003. Sembra che ci sia un percorso verso la democrazia?
Anche qui ci sono dei chiari scuri: molti sostengono che, per quel che riguarda la  regolarità elettorale non è andata meglio del 2003, se parliamo però di partecipazione e coinvolgimento e presenza della società civile che ha monitorato passo per passo le elezioni e che quindi oggi può dire che le elezioni non sono state regolari con la consapevolezza di sapere di cosa parla, allora la Nigeria ha fatto veramente passi da gigante. La mia impressione è che il ceto politico non abbia preso atto di questa crescita della società civile e abbia pensato di poter andare avanti a governare come ha fatto in questi anni.
 
La regione del Delta del Niger era coperta da osservatori? Come si sono svolte le elezioni in questa zona?
Era coperta molto poco dagli osservatori, per esempio a noi rappresentanti dell’Unione Europea era stata vietata la possibilità di parteciparvi perché non vi era la garanzia di sicurezza. Tra i 6 stati nei quali non si sono svolte le elezioni del senato per mancanza delle schede, vi sono alcuni stati proprio della zona del Delta. La tensione principale nel Delta c’è stata sabato 14, in occasione delle elezioni locali, perché in questa regione sono più forti i partiti di opposizione. La tensione è stata minore per le presidenziali,  ma anche i giornali nazionali hanno posto molte volte la questione del delta come una questione rimossa dal dibattito politico nazionale, e anzi denunciando il silenzio attorno agli affari delle multinazionali, e al disastro ambientale. Proprio sul principale quotidiano economico nazionale in questi giorni sono usciti diversi articoli. L’impressione è che la vicenda del Delta viaggi solo in parte con i meccanismi elettorali nazionali, che abbia assolutamente  una sua specificità. Probabilmente i percorsi di soluzione sono altri, cioè passano attraverso una gestione diversa dei profitti petroliferi e un rapporto diverso con le popolazioni locali. Nella regione del Delta gioca un interesse internazionale molto forte, con pressioni organizzate e continuative nel tempo. La questione non è mai stata al centro dei dibattiti nei media, se ne è sempre discusso ma a lato, come qualcosa di separato dalle elezioni.

Sulle elezioni in Nigeria: leggi lo speciale di Nigrizia.it  nella sezione primo piano.