Dopo le politiche e le presidenziali
Il Partito democratico del popolo ha espresso il presidente, Goodluck Jonathan, e mantenuto la maggioranza parlamentare. Ma rimangono le tensioni tra il nord musulmano e il sud cristiano. Urgono riforme per battere la corruzione e ridistribuire i proventi del petrolio.

La Nigeria ha un presidente eletto regolarmente, anche secondo il giudizio di numerosi osservatori internazionali. Ma il voto del 16 aprile, e le violenze che ne sono seguite, stanno confermando le divisioni tra il nord musulmano e il sud cristiano. Manifestazioni e scontri si sono registrati, a partire da lunedì, nelle città di Kano, Kaduna, Zaria e Sokoto (nel nord) e anche a Jos, città del centro e teatro di frequenti contrapposizioni tra cristiani e musulmani.

 

La Croce Rossa ha reso noto che i feriti, a colpi di arma da fuoco o di machete, sono circa 400. Mentre l’organizzazione non governativa Civil Rights Congress parla di oltre 200 morti. Sia il neoeletto Goodluck Jonathan (nella foto), che ha sospeso il ministro dell’interno, contestandogli errori di conduzione del ministero, sia lo sconfitto Muhammadu Buhari hanno preso le distanze dalle violenze.

Che cosa viene contestato a Goodluck Jonathan, 53 anni, cristiano del sud, espressione del Partito democratico del popolo (Pdp), divenuto presidente nel maggio dello scorso anno, alla morte di Umaru Yar’Adua, musulmano del nord, capo dello stato dal 2007 al 2010? Di non aver rispettato la regola non scritta, ma applicata all’interno del Pdp che ha espresso tutti i presidenti dal 1999, quando il paese si è lasciato alle spalle i regimi militari: un candidato è investito per due mandati e poi ci deve essere l’alternanza tra un candidato del nord e uno del sud. Ora Yar’Adua era del nord e non aveva nemmeno portato a termine il primo mandato. Poi, certo, hanno sollevato più di qualche interrogativo il fatto che Goodluck in parecchi stati del sud abbia vinto con percentuali “bulgare”, sopra il 95% dei consensi.

Così il Congresso per il cambiamento democratico, principale partito di opposizione che ha espresso il candidato sconfitto Muhammadu Buhari, 69 anni, già capo di un giunta militare nel 1984-85, ha ufficialmente contestato i risultati e inviato alla Commissione elettorale una denuncia di irregolarità del voto in 22 stati.

Intanto la Commissione elettorale ha pubblicato i dati. Su 73 milioni di aventi diritto (su 158 milioni di abitanti) si sono recati alle urne in 34 milioni. Goodluck Jonathan ha ottenuto il 57% dei voti contro il 31% di Muhammadu Buhari. Goodluck è stato proclamato vincitore al primo turno perché come prevede la costituzione, ha ottenuto la maggioranza assoluta a livello nazionale e superato il 25% dei consensi in oltre due terzi dei 36 stati che compongono la federazione nigeriana.

La Gran Bretagna, ex potenza coloniale, e gli Stati Uniti si sono felicitati con il vincitore e invitato tutti i partiti a rispettare il risultato delle elezioni.

Va ricordato che il prossimo 26 aprile si vota per il rinnovo dei governatori dei 36 stati della federazione e che il 9 aprile ci sono state le elezioni politiche i cui risultati indicano una vittoria del Pdp che, pur avendo subito un ridimensionamento, mantiene la maggioranza assoluta dei 360 deputati e dei 109 senatori.

Il neo presidente e il nuovo parlamento hanno di fronte due sfide fondamentali: la lotta alla corruzione e la riforma dell’economia fondata sul petrolio. La Nigeria è l’ottavo produttore mondiale di petrolio (le cui riserve sono stimate in 40 miliardi di barili) e tuttavia il 70% dei nigeriani vive sotto la soglia della povertà. (rz)