Nigeria / Crisi alimentare

Più di sette milioni di persone rischiano di morire di fame nella regione nord-orientale della Nigeria e intorno al lago Ciad. Lo ha detto ieri all’agenzia Reuters Toby Lanzer, coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per il Sahel, in vista della Conferenza internazionale dei donatori che domani a Oslo si propone di raccogliere 1,5 miliardi di dollari, necessari, secondo l’Onu, per combattere l’insicurezza alimentare nella regione quest’anno.

La carestia è in corso dal 2016 nel nordest della Nigeria, dove il governo sta combattendo da sette anni il movimento jihadista Boko Haram, determinato ad imporre il califfato nello Stato di Borno. All’inizio di questa settimana le Nazioni Unite hanno stimato ci siano 1,4 milioni di bambini a rischio di “morte imminente” per le carestie dovute ai conflitti e alla siccità in Nigeria, Sud Sudan, Somalia e Yemen. 10,7 milioni di persone nel nordest della Nigeria e intorno al lago Ciad (circa due terzi della popolazione) hanno bisogno di aiuti alimentari.

Secondo Lanzer la risposta umanitaria deve andare oltre gli aiuti alimentari, e fornire sementi, attrezzi e reti da pesca. Il funzionario Onu ha aggiunto che è difficile stimare quante persone moriranno di fame nei prossimi mesi e che l’incapacità di affrontare il deterioramento della situazione potrebbe incoraggiare un maggior numero di africani a cercare rifugio in Europa.

Una situazione drammatica alla quale si sovrappone il rientro forzato di migliaia di profughi nigeriani rimpatriati dal Camerun, dove si erano rifugiati per sfuggire alle razzie di Boko Haram. 517 sono stati costretti a tornare in Nigeria e tra questi, 313 avevano chiesto asilo, ha fatto sapere ieri l’agenzia dell’Onu per i rifugiati. L’Unhcr ha aggiunto che il 2 marzo prevede di firmare un accordo con Camerun e Nigeria, per il ritorno volontario di 85.000 profughi nigeriani. (Reuters / News24)