Lunedì 2 febbraio le autorità locali di Lagos hanno annunciato lo stanziamento di circa 10 milioni di dollari (9,2 milioni di euro) per il progetto di rigenerazione urbana denominato “Makoko Water City”. Il piano finanziario prevede un modello di partenariato: l’amministrazione di Lagos contribuirà con 2 milioni di dollari, mentre i restanti 8 milioni dovrebbero essere garantiti tramite programmi delle Nazioni Unite. L’obiettivo dichiarato è la modernizzazione della comunità attraverso una gestione sostenibile delle vie d’acqua.
Makoko, la “Venezia nera” sulla laguna
Makoko è una delle realtà urbane più antiche di Lagos, la capitale economica nigeriana. Nata nel XVIII secolo come villaggio di pescatori, è cresciuta in modo informale. Con una popolazione stimata tra gli 80mila e i 200mila abitanti, è considerata il più grande slum galleggiante al mondo.
Il denso insieme di abitazioni su palafitte è collocato sulla Lagos Lagoon, una vasta area lagunare interna alla città di Lagos. Storicamente, l’insediamento ha mantenuto una forte autonomia, gestendosi attraverso capi locali e strutture sociali proprie, al di fuori del controllo burocratico statale, creando non poche tensioni con il governo locale di Lagos.
L’effetto degli sgomberi
Il 23 dicembre, l’area è stata soggetta a una serie di demolizioni su larga scala ordinate dalle autorità locali. Ruspe e escavatori, scortate dalla polizia, hanno distrutto circa 3mila strutture, tra cui spazi adibiti a chiese, scuole e assistenza sanitaria. In alcune testimonianze raccolte dalla BBC, residenti e leader locali hanno riferito che l’impiego di gas lacrimogeni durante le operazioni avrebbe provocato la morte di cinque persone, tra cui alcuni bambini.
Di contro, l’amministrazione di Lagos ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’uso di tali mezzi da parte delle forze di sicurezza, né di decessi collegati all’operazione di sgombero.
La voce del governo
Il consigliere governativo allo sviluppo urbano, Olajide Abiodun Babatunde, ha giustificato l’intervento di sgombero come necessario per proteggere i civili di Makoko dai cavi elettrici ad alta tensione che si trovano sul vicino Third Mainland Bridge, il ponte principale che collega il quartiere lagunare di Lagos Island alla terraferma.
In una nota ufficiale, Babatunde ha precisato come «fino a questo momento, l’intervento governativo si è concentrato esclusivamente sulla rimozione delle strutture situate all’interno del corridoio delle linee elettriche ad alta tensione, al fine di prevenire incidenti nell’eventualità di una caduta dei cavi».
Sulla stessa linea, il governatore Sanwo-Olu ha ribadito che alle famiglie colpite saranno garantiti sussidi finanziari e assistenza, respingendo l’accusa di voler distruggere l’insediamento, mossa dagli attivisti locali.
Di parere opposto Ojo Jide, leader comunitario di Makoko e attivista, il quale sottolinea come l’assenza di una documentazione precisa sulle abitazioni distrutte renda i rimborsi e la rilocazione promessi inattuabili per i circa 10mila nuovi sfollati.
Le proteste
Mercoledì scorso, una manifestazione pacifica ha avuto luogo davanti alla Lagos State House of Assembly, l’organo legislativo dello stato di Lagos (che fa parte della Repubblica Federale Nigeriana), chiedendo giustizia e supporto agli sfollati di Makoko.
La polizia ha disperso la folla con il lancio di gas lacrimogeni, causando l’ospedalizzazione di alcuni manifestanti.
Sfida demografica
Le tensioni riguardo al futuro di Makoko sono emblematiche dello sviluppo di Lagos, una metropoli dalla popolazione stimata di circa 20 milioni di abitanti, dove la crescita demografica passa spesso per insediamenti informali.
Makoko presenta anche una questione di immagine per le autorità locali, data la sua posizione davanti al ponte principale che lo collega ai quartieri affluenti di Lagos. Secondo il giornalista nigeriano dell’Atlanta Tribune, Emmanuel Abara Benson, quello che sta accadendo è una «gentrificazione rapida e violenta», finalizzata a rendere Lagos più attraente agli investitori internazionali.